Tempo di bilanci per Matteo Renzi, che dopo una lunga battaglia parlamentare ora deve difendere la sua posizione sulla legge delle unioni civili che finalmente è stata approvata. Il Presidente del Consiglio è stato ospite ieri sera della trasmissione tv Porta a porta, durante la quale gli sono state poste varie domande sulla questione.

In primis sui suoi rapporti con la Chiesa, notoriamente avversa al ddl, in quanto Renzi non ha mai nascosto la sua fede cattolica. Ed è a questo proposito che è stata pronunciata una frase che sta facendo molto discutere: “L’atteggiamento negativo di parte della chiesa era largamente atteso. Io sono cattolico ma ho giurato sulla Costituzione e non sul Vangelo“, a spiegare l’impegno del premier sul tema.

Renzi si è poi anche detto poco interessato a considerare quanto possa aver pagato l’approvazione delle unioni civili in termini elettorali, trattandosi di una battaglia che andava fatta a prescindere: “Se sei convinto che una cosa sia giusta, la fai. E se dovrai pagare le conseguenze in termini elettorali, le pagherai. Le cose che dobbiamo fare le stiamo facendo, indipendentemente dal rischio di perdere consensi.” E sulle tante minacce elettorali sul referendum costituzionale da parte di molteplici associazioni ha esclamato: “Il collegamento con il referendum costituzionale lo trovo strano, ma rispettabile”.

L’altro punto su cui è stato molto attaccato il governo è stata la fiducia posta sull’approvazione del ddl delle unioni civili, una mossa da più parti definita antidemocratica. Anche in questo caso Renzi ha la risposta pronta: “La fiducia serve per verificare se si può andare più veloce in Parlamento ma anche un rischio: significa dire ‘su questa cosa mi gioco la faccia del governo, perché se non funziona vado a casa’. Ogni volta sui diritti delle coppie dello stesso sesso si è fatta una legge che diventava un bellissimo oggetto di discussione elettorale ma non materia parlamentare. E invece adesso finalmente le cose si fanno.

Matteo Renzi però si rende conto che l’attuale legislazione in materia di diritti non può essere vista come un successo totale: “La legge è equilibrata, di compromesso, non tutti possono esultare“. Pesa infatti l’abbandono della stepchild adoption e delle adozioni, su cui vorrebbe tornare una volta trovato maggiore consenso in Parlamento: “Se una legge sulle adozioni si fosse potuta fare in questa legislatura l’avremmo già fatta, vedremo se si potrà fare da qui al 2018. Ora è prematuro capire se i numeri ci sono o meno, in questo Parlamento finora non c’erano.”

E infatti, concludendo, il premier promette di fare di più sul tema delle adozioni, cercando di lasciar perdere le ideologie: “Ci sono un sacco di bambini soli, un sacco di coppie eterosessuali che vorrebbero adottare ma hanno un sistema molto farraginoso di procedure, in cui spesso devi conoscere qualcuno e non è giusto. Mi piacerebbe discutere serenamente, riflettere per il bene del bambino“.