Continua la bagarre interna al Pd relativa al Disegno di legge Cirinnà sulle unioni civili. A tenere banca in queste ultime ore è la richiesta della fronda cattolica del Partito Democratico di modificare la parte relativa alla stepchild adoption, la pratica che consentirebbe l’adozione del figlio di un membro della coppia omosessuale avuto in precedenza da parte dell’altro.

Sulla questione, sulla quale si gioca una fetta non piccola della credibilità del governo, è intervenuto Matteo Renzi, che in passato aveva dato piena libertà di coscienza ai suoi senatori. Il premier ha affermato duramente di non voler arretrare sulla stepchild adoption con una mediazione al ribasso o con lo stralcio che era stato proposto.

Eppure la maggior parte dei senatori del Pd riottosi sarebbero proprio renziani della prima ora, come ha dimostrato il documento firmato da 36 deputati nel quale veniva chiesto il famigerato stralcio con successivo emendamento nel quale l’adozione viene sostituita da un affido rafforzato.

I nomi dei firmatari, poi passati a 23 dopo le polemiche, sono peraltro noti grazie alla lista (poi definita nell’ambiente “di proscrizione”) pubblicata da Gay.it. La stessa relatrice del Ddl sulle unioni civili, Monica Cirinnà, ha descritto l’iniziativa come “sicuramente inopportuna” per quanto abbia riconosciuto il forte coinvolgimento della testata, che in questi mesi ha informato “con puntualità e precisione sull’iter parlamentare del ddl unioni civili dando un utile contributo nel dialogo la politica e il mondo associativo“.

Molto meno concilianti le posizioni di altre parti politiche, tra l’altro non toccate dalla polemica che è tutta interna al Pd: Fabrizio Cicchitto del Nuovo centrodestra ha affermato che si tratta di “un’operazione semplicemente indegna anche per l’evidente obiettivo di mettere in moto un meccanismo di demonizzazione attraverso la Rete“.

Come già noto a favore del Ddl sulle unioni civili si sono già detti favorevoli sia Sel che Movimento 5 Stelle, I cui voti potrebbero essere fondamentali: un’eventuale modifica o cedimento strutturale potrebbero però compromettere seriamente l’appoggio al Disegno di legge che verrà discusso il 28 gennaio in Senato.

Fermamente contrario anche all’ipotesi di un affido rafforzato l’alleato storico di Renzi, Angelino Alfano, mentre si inizia a profilare all’orizzonte l’ipotesi dell’introduzione di un periodo di pre-adozione della durata di due anni, nei quali i requisiti della coppia verrebbero esaminati da un giudice minorile, e l’introduzione di una postilla che ricordi la legge 40 nel Ddl Cirinnà in cui si vieta la pratica dell’utero in affitto – gestazione per altri