Matteo Renzi non è intenzionato ad accettare ricatti sulle unioni civili, sopratutto dopo aver penato tanto per far procedere l’iter del Ddl Cirinnà in Senato.

È il messaggio chiaro e deciso che il premier ha lanciato nella propria newsletter settimanale all’indirizzo di Massimo Gandolfini, leader riconosciuto del gruppo che gravita intorno all’evento del Family Day, contrario all’approvazione della legge sui diritti delle coppie omosessuali.

Il presidente del Comitato Difendiamo i Nostri Figli ha fatto intendere che le azioni intraprese in questo campo dal Senato si ripercuoteranno sul referendum sulle riforme costituzionali che tra le altre cose potrebbe porre fine al bicameralismo perfetto: “Ce ne ricorderemo, visto che non noi ma lui ha legato il suo futuro politico al referendum sulle riforme. E quella è una bella data in cui ci ricorderemo chi ci ha offeso in maniera arrogante e proterva“.

Dal canto suo Renzi ha rispedito a mittente le accuse, affermando che non ci sarebbe stato alcun modo né motivazione plausibili per fermare la legge sulle unioni civili: “Non ci siamo fermati di fronte alla sacrosanta esigenza di riconoscere diritti alle coppie omosessuali perché sarebbe stato incivile il contrario”.

Non solo, ma il Presidente del Consiglio non accetta di essere tacciato di antidemocraticità, per cui se sarà necessario è pronto a confrontarsi sulla riforma costituzionale anche con vari incontri con quello che viene identificato come il popolo del Family Day: “Che c’entra la difesa della famiglia con la riforma del Senato? Che c’entrano le coppie omosessuali con la cancellazione del Cnel? Se mi inviteranno andrò nelle parrocchie, come nelle realtà del volontariato, a dire il perché, a mio giudizio, è giusto che la riforma costituzionale passi. E se qualcuno vorrà mandarci a casa per questo, andremo a casa. Ma fino a quel momento, ostinati e sorridenti, continueremo a fare le cose che per noi servono all’Italia”.

Comprensibile il silenzio diplomatico intorno al caso scoppiato per la recente paternità di Nichi Vendola, leader di Sel, che ha avuto un bambino tramite maternità surrogata in California.

A toccare la questione è invece Debora Serracchiani, vicesegretaria del Pd, che per quanto conciliante e benaugurante ricorda l’illegalità della pratica in Italia: “Sono contenta per Nichi e per il suo compagno e per il piccolo Tobia. Ho qualche perplessità, lo abbiamo sempre detto, sull’utero in affitto. Una pratica che in Italia è vietata dalla legge”.

Una polemica, quella esplosa intorno a Vendola, che potrebbe riportare in auge il tema della stepchild adoption, oramai stralciata dal Ddl Cirinnà, e sopratutto bloccare la nuova possibile proposta di legge riguardo le adozioni speciali.