Le unioni civili potrebbero non essere regolamentate dalla nuova legge attualmente in fase di studio in Parlamento. Se anche passasse il voto di Camera e Senato, la discussa legge Cirinnà potrebbe trovare uno stop da parte del Quirinale.

La legge sulle unioni civili ha già spaccato la maggioranza di governo, in particolare sul tema della stepchild adoption, ovvero la possibilità dell’adozione del figlio del proprio partner. Adesso però è messa a rischio anche da un nuovo allarme. La Repubblica scrive infatti che i tecnici del Quirinale hanno invitato Sergio Mattarella a valutare il fatto che il ddl Cirinnà potrebbe risultare incostituzionale.

Il presidente della Repubblica prima di mettere la sua firma sulla legge sulle unioni civili deve infatti prendere in considerazione la sentenza numero 13 del 23 marzo 2010 della Corte Costituzionale, in cui venivano considerate vietate le nozze gay. Nella sentenza, pur specificando che è compito del legislatore regolamentare i matrimoni tra persone dello stesso sesso, questi nell’attuale costituzione italiana non sono ammessi.

I tecnici di Mattarella sottolineano che i giudici della Corte Costiuzionale: “hanno stabilito che il matrimonio doveva essere tra persone di sesso diverso”. Poiché la nuova legge Cirinnà al momento sembra secondo alcuni equiparare in maniera troppo marcata le unioni civili alle nozze, il ddl rischia di essere bocciato in Quirinale per incostituzionalità.

Il testo di legge sulle unioni civili comunque adesso è ancora al vaglio del Parlamento e potrebbe subire modifiche. Ora come ora, quello degli esperti del Quirinale è quindi soltanto un invito preliminare a prendere seriamente in considerazione la sentenza espressa dalla Corte Costituzionale. Nonostante la possibilità di una bocciatura del Presidente della Repubblica, Monica Cirinnà in ogni caso non fa retromarcia e dichiara che non ha intenzione di cambiare il testo.

La Cirinnà ha infatti dichiarato: “Nessuna equiparazione tra unioni civili e matrimoni. Non ci sono pubblicazioni in comune, non si leggono gli articoli del codice civile durante il rito, si va al municipio coi testimoni e basta: non c’è alcuna equiparazione”.