Il Pd di Matteo Renzi si mostra ancora una volta diviso, come ha dimostrato l’acceso dibattito interno al partito riguardo le votazioni del Ddl Cirinnà sulle unioni civili e la possibilità di adozione da parte delle coppie omosessuali.

Quest’oggi a partire dalle 16.30 il Senato sarà impegnato nelle votazioni dei vari emendamenti, ma nella giornata di ieri una riunione dei senatori Democratici insieme al ministro Maria Elena Boschi non ha prodotto risultati significativi.

Il punto che sta mettendo in crisi le alleanze interne al Pd riguardano l’articolo 5 del Ddl Cirinnà, ovvero la possibilità di adozioni speciali da parte delle coppie gay: sono circa 30 i senatori cattolici che si oppongono al testo e che vorrebbero proporre un emendamento firmato da Stefano Lepri in cui la stepchild adoption viene modificata in affido rafforzato (che prevede il pre-affido, il monitoraggio costante da parte di un giudice).

Sulla questione Renzi aveva già affermato di non voler accettare mediazioni, e al momento pare non essere previsto alcun accordo, confidando nei voti provenienti da altri schieramenti politici; resta però da vedere quale sarà la sorte del cosiddetto supercanguro di Andrea Marcucci, che dovrebbe eliminare i 5000 emendamenti presentati dalla Lega Nord.

Il capogruppo del Ncd Renato Schifani però prevede di chiedere il voto dei singoli articoli, in modo da permettere ai senatori di votare secondo coscienza sulle differenti parti, tra cui proprio quella dell’adozione, affido rafforzato o stepchild adoption che sia.

A tenere banco è anche la pratica dell’utero in affitto, attualmente non prevista nel Ddl Cirinnà sulle unioni civili e illegale in Italia. Vi sono alcuni emendamenti tra quelli proposti che introdurrebbero ulteriori paletti, ma di fatto non essendo cogenti alla legge da votare potrebbero essere considerati inammissibili per estraneità di materia; le normative europee prevedono poi che la continuità effettiva del bambino sia preservata, qualunque sia il modo in cui è venuto al mondo.