La legge sulle unioni civili sta facendo discutere non solo il mondo politico, ma anche i rappresentanti di quello cattolico. Dalla Cei, la Conferenza Episcopale Italiana dei vescovi, sono arrivate parole di ferma condanna nei confronti del disegno di legge, ma non solo, anche sulle modalità in cui sta passando alla Camera dei Deputati.

La Cei si è dichiarata contraria infatti non solo alla legge sulle unioni civili attualmente in votazione alla Camera, ma ha anche condannato la scelta da parte del governo Renzi di affidarsi al voto di fiducia per poterla approvare. Una discussione che rientra decisamente in meriti più politici che non religiosi.

Il segretario della Cei Mons. Nunzio Galantino si è fatto portavoce di tutto il disappunto da parte dei vescovi italiani nei confronti del tanto discusso ddl Cirinnà sulle unioni civili, dichiarando: “Il governo ha le sue logiche, le sue esigenze, probabilmente anche le sue ragioni, ma il voto di fiducia, non solo per questo governo ma anche per quelli passati, spesso rappresenta una sconfitta per tutti”.

I vescovi avevano espresso la loro ferma opposizione nei confronti del disegno di legge sulle unioni civili già quando era passato al Senato lo scorso febbraio, quando avevano dichiarato tutto il loro “rammarico” per il suo passaggio. Adesso che la legge è arrivata anche alla Camera e sta per essere approvata, grazie anche al ricorso alla fiducia voluto da Matteo Renzi e dal ministro Maria Elena Boschi, i loro sentimenti si sono trasformati in un vero e proprio “fastidio”.

Le voci contrarie alla legge sulle unioni civili da parte dei vescovi si vanno a sommare a quelle del candidato di Forza Italia a sindaco di Roma. Alfio Marchini ha infatti affermato che, nel caso venga eletto come primo cittadino della Capitale, si rifiuterà di celebrare le nozze gay.

Il ddl Cirinnà sulle unioni civili quindi rischia di far discutere ancora parecchio, persino dopo la sua approvazione alla Camera prevista per le prossime ore.