Il Pd porterà avanti il Ddl Cirinnà sulle unioni civili non lasciandosi influenzare dalle richieste di cancellazione del provvedimento provenienti dalla piazza del Family Day. Una conferma a quanto sostenuto nei giorni scorsi da diversi esponenti del Partito Democratico sembra arrivare velatamente dallo stesso Presidente del Consiglio Matteo Renzi che nella sua ultima e-news ha dichiarato:

Le opposizioni perdono pezzi da sole quando attaccano a testa bassa ignorando la realtà: il disfattismo non paga, noi siamo ancora qui e facciamo le leggi.

Intanto cresce l’attesa per il primo test sulle otto questioni pregiudiziali. Oggi pomeriggio al Senato si valuterà la tenuta della maggioranza con il voto sulle pregiudiziali di costituzionalità al testo e sulle sospensive.  L’8 febbraio inizieranno invece i voti sugli emendamenti. Il voto finale è atteso per l’11 febbraio.

Il PD dovrà contare sui voti di Sel e del Movimento 5 Stelle per gli articoli maggiormente oggetto di controversie per i quali è quasi scontato il voto segreto: l’articolo 3 sui diritti/doveri delle coppie omosessuali e l’articolo 5 sulla stepchild adoption. Questi articoli vedono posizioni molto differenti all’interno dello stesso Pd.

Ancora più chiusa la posizione di Ncd. Alfano nei giorni scorsi si è detto pronto a indire un referendum in caso di approvazione del Ddl Cirinnà sulle unioni civili. Il leader di Ncd ha inoltre proposto di punire con il carcere l’utero in affitto. Più moderati i toni di Fabrizio Cicchitto che apre al confronto, non condividendo alcune richieste estreme avanzate dai comitatori promotori del Family Day come l’abolizione del Ddl Cirinnà sulle unioni civili.

Zanda: impossibile cestinare Ddl sulle unioni civili

Il capogruppo del Pd al Senato Luigi Zanda ha risposto  in modo categorico agli ennesimi appelli di cancellazione della legge lanciati dal cardinale Ruini, ex presidente della CEI, e da Massimo Gandolfini, a capo del comitato promotore del Family Day:

C’è apertura alle modifiche, purché non stravolgano il testo e solo se migliorative. Se la piazza chiede di lavorare per migliorare la legge è un imperativo che dobbiamo seguire, ma se invece la si vuole archiviare o buttarla nel cestino questo non è possibile, verremmo meno al nostro giuramento laico di parlamentari.