È un giorno triste per la comunità LGBT della Slovenia, dove sono arrivati i risultati del referendum riguardo le unioni gay e la possibilità di adozione: il 63,5% dei votanti ha infatti espresso la propria contrarietà alla legge che era stata approvata lo scorso marzo.

Nella proposta di legge la definizione della famiglia veniva modificata nella “unione di due persone” invece che “l’unione di un uomo e una donna”, come era stato già approvato dall’Assemblea Nazionale Slovena quasi 9 mesi fa, ed era prevista anche la possibilità di adozione di bambini da parte di coppie dello stesso sesso.

Il referendum abrogativo è stato chiesto a viva voce da un gruppo di pressione denominato For Children fiancheggiato dalla locale Chiesa Cattolica, che ha fatto appello presso la Corte Costituzionale forte delle centinaia di migliaia di firme raccolte. Al fine di proporre un referendum in Slovenia è necessario avere in pugno le firme di almeno il 20% dei votanti registrati, che nel Paese corrispondono a circa 342mila unità: gli attivisti di For Children erano riuscite a raccoglierne 391mila.

For Children ha basato la propria campagna sulla necessità di “dare un padre e una madre a ogni bambino”, come si legge sul sito dell’iniziativa. Anche Papa Francesco ha in qualche modo giocato una parte importante nel voto, esortando i pellegrini sloveni a Roma a difendere i valori famigliari tradizionali, pur senza fare riferimento al referendum.

Per quanto il governo sloveno abbia approvato la legge non si è però occupato attivamente della campagna a favore del “Sì” nel referendum, preferendo delegare il tutto al partito dei Social Democratici che hanno descritto l’aspetto legale come una questione di matrimoni egualitari; il principale partito di opposizione, il Partito Democratico Sloveno, si è invece battuto contro l’approvazione della legge sulle unioni gay.

Sembra che la contrarietà dei cittadini sia aumentata rispetto a tre anni fa: nel 2012, infatti, un referendum molto simile aveva raccolto il 54% dei voti contrari, una cifra inferiore al 63,5% registrato ieri. Il tutto in un Paese che è considerato come uno dei più liberali tra gli ex stati comunisti.