Il ritratto delle università italiane che esce dall’ultimo rapporto di Eurydice è piuttosto impietoso. L’importo delle rette nei nostri atenei è tra i più alti di tutta Europa, mentre lo Stivale non primeggia certo per quanto riguarda il numero di borse di studio assegnate.

Secondo quanto riporta il nuovo rapporto di Eurydice, la rete che si occupa delle informazioni sull’eduzione nell’Unione Europea, i numeri per le università italiane sono tutt’altro che positivi. L’Italia si conferma infatti al terzo posto dei paesi in cui le rette universitarie sono più elevate, dietro soltanto a Inghilterra e Paesi Bassi.

Gli studenti iscritti nelle università del nostro paese, sia alle lauree di primo che a quelle di secondo livello, pagano una media di 1.220 euro l’anno. Le cifre dei vari corsi di laurea sono comprese tra un minimo di 195 e un massimo di 2065 euro annui.

Dall’Unione degli universitari (Udu) arriva un commento desolato a questi numeri: “Il confronto con i principali paesi europei è impietoso”. Il coordinatore dell’Udu Jacopo Dionisio mette in particolare in evidenza che: “Questi dati dimostrano come le tasse universitarie, introdotte come strumento di solidarietà tra gli studenti, siano con il tempo diventate una delle principali fonti di sostentamento del sistema universitario”.

Una classifica in cui le università italiane non svettano invece nelle prime posizioni è quella delle borse di studio: soltanto l’8% degli studenti infatti ne beneficia, con un importo che oscilla tra i 1.925 e i 5.108 euro all’anno. Un numero parecchio inferiore a quello di altri paesi europei. In Germania ad esempio le borse di studio sostengono il 25% degli iscritti a un’università e inoltre con un valore medio parecchio elevato: 5.300 euro annui. In Francia la percentuale di studenti che hanno una borsa di studio sale ancora di più, addirittura al 34%.

Bassi in confronto agli altri paesi dell’Ue anche gli investimenti in tal senso. Nel corso del 2014, il nostro paese ha investito 490 milioni di euro nelle borse di studio, di cui per altro 225 milioni sono provenienti proprio dalle tasse degli studenti. Una quota parecchio inferiore se paragonata ai 2 miliardi di euro assegnati da Germania e Francia.