Le università italiane sono al primo posto, ma la classifica non è proprio di quelle da primato di cui essere orgogliosi. Secondo una ricerca pubblicata sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences (Pnas) dell’Accademia delle scienze degli Stati Uniti, gli atenei italiani sono al primo posto per quanto riguarda la diffusione del nepotismo.

Stefano Allesina e Jacopo Grilli, autori del sondaggio per l’università di Chicago, spiegano alle pagine del Corriere.it: “Abbiamo analizzato i cognomi di 133 mila ricercatori italiani, francesi e delle migliori università pubbliche Usa — sottolinea Allesina, 41 anni, docente di Ecologia e Biologia evoluta nell’ateneo dell’Illinois —. Poi, con metodi statistici elementari, abbiamo dimostrato similarità e differenze tra i vari sistemi”

In pratica, c’è stato un incrocio di dati piuttosto basico, ma che ha fatto emergere con efficacia la diffusione del fenomeno (o la presunta tale). Nello specifico della situazione italiana, soprattutto al sud, gli accademici lavorano dove sono nati e cresciuti mentre, ad esempio, in USA i docenti si spostano parecchio e vengono “importate menti” sul fronte delle discipline scientifiche.

“Abbiamo contato il numero di ricercatori con lo stesso cognome, in ogni dipartimento — dichiara Allesina— e l’abbiamo confrontato con quello che ci si aspetterebbe se le assunzioni fossero casuali secondo diverse ipotesi. L’abbondanza di ricercatori con lo stesso cognome nello stesso dipartimento potrebbe essere dovuta a effetti geografici (alcuni cognomi sono tipici di una zona) o da una immigrazione specifica (molti ricercatori in informatica negli Stati Uniti provengono dall’Asia). Se la ridondanza non si spiega così, allora potrebbe essere dovuta a professori che fanno assumere parenti stretti”