Pubblicato nel 1926, Uno, nessuno e centomila è l’ultimo, nonché probabilmente il più famoso dei romanzi di Luigi Pirandello.

Protagonista della vicenda è Vitangelo Moscarda, detto Gengè, un uomo ordinario, sulla trentina, che conduce una vita agiata e serena grazie alla banca ereditata dal padre. Un giorno, tuttavia, in seguito ad un commento di sua moglie circa il suo aspetto esteriore, Moscarda si rende conto di come le persone intorno a lui abbiano una percezione della sua persona completamente diversa da quella che lui ha di sé. L’improvvisa scoperta getta quindi il protagonista in una profonda crisi di identità, che lo porterà ad abbandonare tutti i suoi averi, perseguendo con ostinazione l’obiettivo di distruggere le molte immagini che gli altri vedono di lui, fino a scoprire chi è veramente e tornare ‘uno per tutti’. Il protagonista giungerà così alla follia e, ricoverato in un ospizio, si sentirà finalmente libero da ogni regola, vedendo ora il mondo da una prospettiva completamente diversa: per uscire dalla prigione in cui la vita rinchiude, non basta cambiare nome, poiché se la vita è una continua evoluzione, il nome rappresenta la morte. L’unico modo per vivere in ogni istante, conclude Moscarda, è vivere attimo per attimo la vita, rinascendo continuamente in modo diverso, così come fa la natura.

Come ne Il fu Mattia Pascal, tema centrale dell’opera è quello dell’identità. Chiave di lettura di questo romanzo è infatti il titolo stesso: Uno, nessuno e centomila, che in sé racchiude l’intero percorso di consapevolezza vissuto da Moscarda, fino a comprende che l’uomo non è Uno e che la realtà non è oggettiva, bensì illusoria e relativa. Il protagonista passa infatti dal considerarsi unico per tutti (Uno), al comprendere che egli è un nulla (Nessuno) attraverso la presa di coscienza dei diversi se stesso che via via vengono proiettati dal suo rapporto con gli altri (Centomila).

Proprio dalla disgregazione dell’io individuale partiranno le vicende del protagonista che, resosi conto di come l’immagine che aveva sempre avuto di sé non corrispondesse a quella che gli altri avevano di lui, cercherà in ogni modo di distruggere le molte immagini che gli altri vedono. Da tale sforzo, teso ad un obiettivo irrealizzabile, nascerà la sua follia, che per Pirandello altro non è che lo strumento di contestazione per eccellenza.

Nella sconfitta del personaggio risiede dunque la sua stessa vittoria, trovando infine una cura all’angoscia che lo perseguitava. Se inizialmente la consapevolezza di non essere ‘nessuno’ gli provocava infatti un sentimento di insopportabile solitudine, ora accetta di buon grado l’alienazione completa da se stesso, rifiuta ogni identità personale (compreso il suo stesso nome) e si abbandona allo scorrere mutevole della vita, senza la costrizione di alcuna maschera, in una totale estraniazione dalla società e dalle forme coatte che essa impone.

Uno, nessuno e centomila è romanzo il cui Pirandello espone in modo più articolato e coerente il proprio pensiero circa la vita e la società: un grande classico della letteratura italiana; una lettura certo non semplice, ma che a quasi un secolo dalla stesura non perde la sua attualità e ancora oggi ben descrive la fragilità dell’uomo moderno.