È arrivata anche la condanna in secondo grado da parte della corte d’Appello di Roma nei confronti del ministero della Difesa nel caso dell’utilizzo di munizioni all’uranio impoverito durante la missione italiana in Bosnia tra il 1998 e il 1999.

Le motivazioni alla base della sentenza sono quelle di condotta omissiva e comportamento colposo relativamente alla mancata protezione del caporalmaggiore Salvatore Vacca, deceduto a soli 23 anni nel 1999 per una leucemia linfoblastica acuta, provocata proprio all’esposizione da materiale pericoloso.

Si tratta di una sentenza molto importante, che prevede un risarcimento alla famiglia del militare di circa due milioni di euro.  Secondo Domenico Leggiero dell’Osservatorio Militare si può addirittura considerare “una sentenza storica, perché conferma la consapevolezza del ministero del pericolo a cui andavano incontro i militari in missione in quelle zone e sono sicuro che giovedì prossimo in audizione alla Commissione uranio il ministro della Difesa Roberta Pinotti terrà conto di questa decisione”.

Fu la madre del soldato a dare il via a questa battaglia nel 2002 in seguito alla morte del figlio e, prosegue Leggiero, tra le conseguenze della decisione della Corte d’appello c’è l’individuazione di alcuni principi fondamentali: “primo la colpa del ministero della Difesa e secondo la distinzione che c’è tra indennizzo e risarcimento. La madre infatti aveva già avuto un indennizzo per danno patrimoniale, mentre ora i giudici attestano che da parte del ministero c’è stato un danno causato dall’inadempienza di misure di sicurezza previste per il militare.”

Una distinzione che lascia intuire degli scenari inquietanti, se si considerano quanti uomini dell’esercito vennero sottoposti a rischi simili: “Se si parla di omicidio colposo di un militare morto, se parliamo di 333 vittime cosa è, una strage? E perché ancora non si fa nulla? il ministro Pinotti ora non potrà ignorare quello che emerge dalla sentenza”.

Giovedì è prevista infatti l’audizione della commissione d’inchiesta del ministro Pinotti su questi casi. In particolare Vacca durante lo svolgimento delle sue mansioni si era trovato a trasportare munizioni sequestrate e materiale che avrebbe dovuto essere considerato “ad alto rischio di inquinamento da sostanze tossiche sprigionate dall’esplosione dei proiettili”. Successivamente vennero infatti riscontrate tracce di materiali pesanti nel corpo del militare, segno “del reale assorbimento nel sistema linfatico di metalli derivanti dalla inalazione o dalla ingestione da parte del militare nella zona operativa“. Sulla questione l’anno scorso Beppe Grillo si scagliò contro il Presidente della Repubblica Mattarella, che ai tempi in qualità di ministro della Difesa aveva negato la correlazione tra i due fatti.