Gli uffici federali degli Stati Uniti hanno in queste ore confermato quello che sembra essere uno dei più gravi attacchi informatici degli ultimi anni. Pare infatti che hacker di base in Cina abbiano compiuto una massiccia intrusione ai danni l’Ufficio di gestione del personale (Opm), agenzia che gestisce i dati dei dipendenti del governo federale e i loro accessi a informazioni riservate, mettendo a rischio i dati relativi a quattro milioni di dipendenti del governo americano.

L’indagine è ora affidata all’Fbi, ma non è ancora chiaro se l’attacco sia stato compiuto a scopo commerciale o per spionaggio. Le informazioni che potrebbero essere state compromesse riguardano gli incarichi dei dipendenti, attualmente impiegati ed in pensione, le valutazioni delle loro prestazioni, dettagli su training e formazione, con ripercussioni per personale impiegato nelle diverse agenzie federali, compreso il dipartimento di Stato e quello per la sicurezza Interna.

La violazione dei dati è stata individuata ad aprile da parte dell’Office of Personnel Management, ma sembra essere iniziata già nel dicembre 2014. Si tratta della terza importante intrusione in un sistema informatico federale da parte di hacker stranieri avvenuta nel corso dell’anno. Un attacco simile era stato fermato nel luglio del 2014, mentre ad aprile di quest’anno si era diffusa la notizia di hacker russi entrati in possesso della corrispondenza del presidente Obama, violando un sistema informatico non riservato della Casa Bianca.

Quella che è dunque solo l’ultima intrusione in ordine di tempo, è stata opera di hacker al servizio del governo cinese, hanno affermato fonti del governo americano, come riporta il Washington Post, ma Pechino respinge le accuse: ogni insinuazione fatta sulla base di ipotesi è “irresponsabile e controproducente” ha replicato l’ambasciata cinese a Washington, ricordando che la legge cinese proibisce questo tipo di crimini e che il governo conduce con grande impegno al lotta ai cyber attacchi che “sono una minaccia globale che può essere affrontata solo con la cooperazione internazionale basata sulla reciproca fiducia e rispetto“.