Nuova tragedia delle armi in Usa, dove un bimbo di appena 3 anni ha ucciso la sorellina di 9 impugnando una pistola lasciata incustodita. La tragedia è avvenuta sabato pomeriggio, in una casa nel sobborgo di Irondale, alla periferia di Birmingham, Alabama. Secondo le prime ricostruzioni dei fatti, i due fratelli stavano giocando nell’abitazione dei nonni, sono saliti nella stanza da letto al primo piano, qui hanno trovato la pistola con tanto di colpo in canna e, ignari del pericolo l’hanno impugnata. Il piccolo avrebbe premuto il grilletto, colpendo alla testa la sorellina. Inutile la corsa in ospedale: la piccola è deceduta poco dopo il suo arrivo nella struttura.

Sul caso è stata immediatamente aperta un’inchiesta e tutti i presenti nell’abitazione sono stati interrogati. Il capo della polizia di Irondale, Ken Atkinson, ha dichiarato ai media che lo sparatore non aveva idea di «quello che stava facendo», escludendo la volontarietà del gesto, come confermato anche dal capo della Polizia di Birmingham.

Sembra che il nonno avesse lasciato l’arma carica sul comodino, senza sapere che di lì a poco sarebbero arrivati a fargli visita i due nipotini.

Il tema della detenzione delle armi e delle tragedie ad essa connesse, si riconferma così di drammatica attualità negli Usa. Solo un mese fa il presidente Barack Obama in lacrime aveva implorato: “Per le armi da fuoco dobbiamo contare 30 mila morti ogni anno. Dobbiamo fare qualcosa. Dobbiamo proteggere gli americani, i nostri figli“.

In un Paese che conta 320 milioni di abitanti, circolano oggi oltre 300 milioni di armi da fuoco: dal 2012, in Usa, si sono verificate 1.029 sparatorie gravi, con oltre 1.300 morti e 3.700 feriti.

Siamo tutti collettivamente responsabili per questo tipo di tragedie” ha sostenuto Obama in occasione della giornata mondiale della nonviolenza. Ormai di lunga data la sua lotta per inasprire i controlli su coloro che acquistano armi; un primo piccolo passo in favore della limitazione nella vendita delle stesse, che tuttavia si scontra con l’opposizione secca dei Repubblicani.