Le famiglie degli ostaggi americani in mano ai terroristi islamici non verranno più perseguite penalmente se si adopereranno per pagare il riscatto per la liberazione dei propri cari, al contrario, potranno usufruire del sostegno dell’amministrazione statunitense. Lo riporta il New York Times, secondo il quale l’annuncio ufficiale sarà dato nelle prossime ore dal presidente Barack Obama.

Si tratta di una delle tante modifiche che il Presidente intende apportare alla politica finora seguita dagli Stati Uniti, culmine di un processo di revisione finalizzato ad ammorbidire quel “no-concessions” ai sequestratori che caratterizza l’atteggiamento Usa, in netto contrasto con molti Paesi europei che pagano invece regolarmente riscatti per i prigionieri.

Attraverso una direttiva presidenziale e un ordine esecutivo, Obama chiarirà dunque come gli Stati Uniti, pur restando la politica federale che vieta di fare concessioni ai sequestratori, si impegneranno per  “comunicare e negoziare con coloro che tengono in ostaggio cittadini americani o aiutare le famiglie che cercano di ottenere la liberazione dei loro cari sequestrati”. Il dipartimento di Giustizia “non intende aggiungere al dolore delle famiglie” anche lo spettro “di trovarsi ad affrontare un processo penale” si leggerebbe nella direttiva, mentre il rapporto chiarirebbe che “ove possibile, le famiglie potranno ricevere informazioni più velocemente sui loro cari e sugli sforzi del governo per recuperarli”.

La svolta ufficializzerà di fatto quella che è stata la gestione segreta di alcuni recenti casi di sequestro da parte degli Stati Uniti, come nel caso di Bowe Bergdahl, militare Usa tenuto prigioniero dai talebani e liberato in cambio di cinque detenuti nel carcere di Guantanamo.

C’è chi sostiene che l’apertura alle negoziazioni potrebbe portare ad un incremento dei rapimenti, ma da tempo i familiari degli ostaggi (in primis Diane Foley, madre del giornalista americano ucciso dall’Is) denunciano di essersi sentiti vittime di uno Stato prepotente, trascurati e intrappolati in un vortice burocratico, criticando apertamente e pubblicamente la politica Obama.

Oltre a una cella interna al Federal Bureau of Investigation, creata appositamente per fare da raccordo tra l’Agenzia e i familiari degli ostaggi, Obama creerà dunque un nuovo team della Casa Bianca per supervisionare la situazione degli ostaggi, nominerà un inviato speciale presso il Dipartimento di Stato per curare i rapporti tra governo e le nazioni dove si trovano gli ostaggi e darà vita ad una squadra dell’intelligence in grado di lavorare sulla declassificazione di informazioni da poter condividere con i famigliari.