In Usa, una mamma indignata pubblica su Facebook un video che mostra la perquisizione in aeroporto di suo figlio minorenne con un disturbo sensoriale (SPD).

La donna, Jennifer Williamson, denuncia il modo poco “umano” con cui gli agenti della TSA, la Transportation Security Administration, hanno perquisito il figlio Aaron al Dallas Fort-Worth International Airport, negli Stati Uniti, nonostante soffrisse di disturbi sensoriali.

We have been through hell this morning. They detained Aaron for well over an hour at DFW. (And deliberately kept us from our flight… we are now on an alternate) We were treated like dogs because I requested they attempt to screen him in other ways per TSA rules. He has SPD and I didn't want my child given a pat down like this. Let me make something else crystal clear. He set off NO alarms. He physically did not alarm at all during screening, he passed through the detector just fine. He is still several hours later saying "I don't know what I did. What did I do?" I am livid. Please, share… make this viral like the other children's videos with TSA… I wish I had taped the entire interchange because it was horrifying. We had two DFW police officers that were called and flanking him on each side. Somehow these power tripping TSA agents who are traumatizing children and doing whatever they feel like without any cause, need to be reined in.

Pubblicato da Jennifer Williamson su Domenica 26 marzo 2017

Il filmato (che potete vedere qui sopra) ha già fatto il giro del web, raggiungendo oltre 6 milioni di visualizzazioni. Come si può vedere dal video, l’agente perquisisce il ragazzino tramite delle pratiche anti-terrorismo di routine, e il minore si limita, suo malgrado, ad eseguire tutto ciò che gli viene ordinato. Oltre tutto, madre e figlio hanno anche perso il volo perché sono stati trattenuti per più di un’ora.

“Siamo stati all’inferno questa mattina – scrive la mamma sul post Facebook che accompagna il video – Hanno trattenuto Aaaron per oltre un’ora [...] Siamo stati trattati come cani, perché ho chiesto agli agenti di trattare mio figlio in maniera diversa. Aaron soffre di un disturbo dell’integrazione sensoriale (SPD, sintomo comune in chi soffre di autismo, ma può manifestarsi anche da solo ndr) e non volevo lo controllassero in quel modo”.

Tuttavia, nonostante le richieste della madre, i due agenti hanno adottato la procedura standard, a prescindere dalle problematiche del bambino. Dal canto suo TSA ha spiegato: “Abbiamo eseguito la procedura prevista nei casi in cui scatta l’allarme ai varchi di sicurezza”. Anche se – spiega la madre – “non è suonato alcun allarme”.