La Corte d’appello ha dato ragione al Texas, che manterrà così in vigore una tra le più dure normative anti-aborto mai approvate nel Paese. Il tribunale ha confermato una delle parti fondamentali della legge sull’aborto del Texas, ovvero quella che richiede alle cliniche specializzate di avere gli stessi standard dei centri chirurgici ospedalieri. Sono dunque ora a rischio ben 41 cliniche e il secondo stato più popoloso degli Usa rischia di restare con solo otto centri in cui sarà possibile praticare l’aborto legalmente. La sentenza entrerà in vigore fra 22 giorni.

Le associazioni per i diritti delle donne si oppongono fermamente alla decisione e annunciano che ricorreranno alla Corte Suprema. Il provvedimento – firmato nel 2013 dal governatore repubblicano Rick Perry, che oggi corre per la candidatura repubblicana alla presidenza degli Stati Uniti – aumenterà infatti il ricorso a metodi illegali e insicuri per le donne determinate ad abortire, sostengono le associazioni. La legge garantirà standard di sicurezza molto più alti, ribattono i sostenitori, ma i proprietari dei centri e diversi gruppi di attivisti sostengono essere una norma costruita ad hoc per costringere le cliniche a chiudere e di fatto diminuire il numero degli aborti, in uno stato fortemente conservatore.

Negli Stati Uniti, il diritto delle donne all’aborto è stato sancito nel 1973 da una sentenza della Corte Suprema, ma negli ultimi anni non è stato solo il Texas a compiere passi in senso opposto. In ben nove Stati è infatti in vigore il divieto di abortire dopo le venti settimane di gestazione, e questo in apparente violazione della dottrina costituzionale: la Corte Suprema ha stabilito il diritto di abortire fino a quando il feto non è in grado di sopravvivere fuori dall’utero, ovvero circa un mese dopo il suddetto periodo. Ci sono poi Stati, come l’Arkansas e il Nord Dakota, dove la legge vieta l’aborto non appena si manifesta il battito fetale, quindi in genere dopo la sesta settimana.

La legge del Texas fa dunque parte di una serie di misure restrittive che almeno 29 Stati americani hanno fatto passare negli ultimi anni. Recentemente il North Dakota ha votato una legge che rende illegale l’interruzione di gravidanza quando il feto mostri segni di anormalità cromosomiche, come la sindrome di Down, mentre in gran parte del Midwest sono ormai rarissime le cliniche dove una donna può abortire legalmente.