La questione dell’utero in affitto è senz’altro una delle più controverse quando si parla di diritto alla maternità e di diritto al figlio. Nel nostro Paese essa resta comunque una pratica non consentita, soprattutto perché andrebbe a cozzare contro principi legislativi fondamentali del nostro ordinamento e che sarebbero davvero difficili da scavalcare. Per quanto riguarda l’Europa poi, è appena arrivata una sentenza della Corte di Strasburgo che sembra porre ulteriore limite alla pratica dell’utero in affitto.

In sintesi, tale sentenza stabilisce che una coppia non può riconoscere un figlio che il bambino che è stato generato servendosi della pratica dell’utero in affitto non ha alcun legame biologico con i genitori. Una sentenza, quest’ultima, che va contro anche una precedente pronuncia della Corte dei diritti dell’uomo, che in prima istanza, circa un anno prima, aveva invece concesso tale facoltà.

La vicenda che è finita davanti ai giudici dell’Unione europea riguarda una coppia della provincia di Campobasso. Non riuscendo ad avere figli, i partner hanno pensato di andare in Russia e qui di affidarsi alla maternità surrogata per diventare finalmente genitori. La donna che si è prestata per la maternità sarebbe stata pagata circa 50 mila euro: dopo la nascita il bimbo è stato registrato in Russia come figlio della coppia. Una volta tornati in Italia, però, il fatto è venuto all’attenzione del Tribunale per i minorenni, che ha tolto il bambino alla coppia e l’ha dichiarato idoneo per l’adozione.

Il nodo della questione riguarda il fatto che il bambino non avesse legame biologico alcuno con nessuno dei due genitori. A quanto pare la clinica russa non avrebbe utilizzato gli spermatozoi dell’uomo per fecondare l’ovulo. Da qui la vicenda giudiziaria, con la coppia che ha tentato di opporsi al fatto che il bambino fosse stato avviato alla procedura di adozione. Ma la Corte di Strasburgo ha rigettato il ricorso, stabilendo che le pretese dei coniugi fossero contrarie all’articolo 8 della Carta dei diritti dell’uomo, proprio in virtù di una mancanza di legame biologico tra genitori e figlio.

Oltre a stabilire nuovi limiti sulla pratica dell’utero in affitto, la sentenza della Corte Ue sembra essere anche un chiaro monito contro il commercio che ruota attorno alle pratiche illegali in materia di maternità surrogata.