In ambito enologico, con il termine uvaggio si indica la selezione e mescolanza di uve utilizzate nella composizione di un vino, come anche il vino stesso così ottenuto. Un vino composto al 100% dalla stessa uva si dice “uvaggio monovarietale”; nel caso in cui diverse uve siano vinificate assieme si parla invece di “uvaggio multivarietale”, prodotto cioè da una mescolanza di uve originarie di vitigni differenti, pigiate insieme così da ottenere un mosto unico che sarà poi fermentato. Tale tecnica, largamente utilizzata in passato, serve a conferire particolari caratteristiche organolettiche al vino, che risulterà così dotato di un particolare misto di sensazioni olfattive e gustative.

Benché oggi meno diffusa, quella dell’uvaggio multivarietale è una tecnica che conosce una tradizione secolare e veniva praticata con sistematicità dai nostri nonni e bisnonni che, possedendo filari di viti con tante tipologie di uva, dopo la raccolta vendemmiavano tutto insieme, mescolando anche 5/10 differenti tipi di uva e producendo così quasi esclusivamente vini misti.

Oggi l’uvaggio è stato parte abbandonato in favore del monovitigno, tuttavia esistono ancora vini, anche molto pregiati, che nascono dall’ incrocio di due, tre o addirittura quattro uve (come il Bordeaux, il Valpolicella e il Chianti, solo per citarne alcuni). Tale mescolanza non da più tuttavia vita ad un mix casuale, ma è bensì frutto di approfonditi studi dei tempi di maturazione dell’ uva e mirata a conferire al vino particolari note e sfumature.