Si chiamava Alberto, l’uomo di 76 anni deceduto per uno scambio di persona in ospedale. Un errore gravissimo dei medici – ora accusati di omicidio – che è costato la vita al paziente, ricoverato per una comune lombosciatalgia. I familiari hanno capito fin da subito che qualcosa era andato storto, che i sanitari avevano sbagliato e così li hanno denunciati. Dopo oltre tre anni dalla sua morte, venerdì mattina il colpo di scena: “Un medico mi disse che c’era stato uno scambio di prelievi. Ho ritenuto di procedere alla segnalazione all’autorità giudiziaria” ha dichiarato il direttore medico dell’allora Usl 1 dinanzi al giudice.

Sotto processo sono finiti quattro medici dell’ospedale di Pieve di Cadore (Belluno) – con l’accusa di omicidio colposo – che avrebbero causato, con il loro operato, la morte di Alberto nel pomeriggio del 9 maggio 2014 nel reparto di Medicina dove era stato ricoverato per una lombosciatalgia. Le sue condizioni si sono aggravate improvvisamente: prima due embolie, poi l’infarto, infine la morte dovuta, probabilmente, alle cure errate. Ad uno scambio di provette di sangue tra la vittima e il suo omonimo in ospedale: i medici, dunque, avrebbero sbagliato il dosaggio dei medicinali.

“Mio padre è morto per emorragia cerebrale indotta dalle terapie anticoagulanti effettuate con un erroneo dosaggio ha dichiarato la figlia della vittima.