Primi attacchi al governo Gentiloni, riferiti al neo-ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli, che succede a Stefania Giannini.

Il primo a lanciare il sasso è stato Mario Adinolfi, fondatore del partito Popolo della Famiglia. Nella giornata di ieri è infatti apparso su Facebook un messaggio in cui Adinolfi, facendo anche riferimento al “gender” di cui il ministro sarebbe propagatrice, accusa esplicitamente la Fedeli di aver mentito sulla propria laurea, in realtà un diploma di assistente sociale.

Valeria Fedeli mente sul proprio titolo di studio, niente male per un neoministro all’Istruzione. Dichiara di essere ‘laureata in Scienze Sociali’, in realtà ha solo ottenuto il diploma alla Scuola per Assistenti sociali Unsas di Milano. Complimenti ministro, bel passo d’inizio. Complimenti Paolo Gentiloni: a dirigere scuola e università in Italia mettiamo non solo una che non è laureata, ma una che spaccia per ‘laurea in Scienze Sociali’ un semplice diploma della scuola per assistenti sociali. La spacciatrice di menzogne sul gender evidentemente è abituata a dire bugie. Il problema non è neanche che non è laureata, è che mente spudoratamente.”

Oggi Adinolfi è tornato all’attacco, sostenendo che lo staff della Fedeli “ha dovuto confermare che la signora non è laureata e nel curriculum sono incappati in un ‘infortunio lessicale’. Così si chiamano le bugie ora? Puoi fare il ministro senza laurea, non puoi farlo se menti. In qualsiasi paese del mondo sarebbe cacciata dal governo.”

In effetti l’entourage del ministro ha ammesso il disguido, parlando di un eccesso di buona fede che nulla avrebbe a che fare con la menzogna sulle proprie credenziali: “Il fatto che in quella stessa biografia sia anche specificato che il diploma di laurea in questione è stato conseguito all’Unsas, Scuola per assistenti sociali di Milano (e dunque non in una università) è la prova della sua buona fede”.

L’altro fronte è stato aperto invece da Giovanni Donzelli di Fratelli d’Italia, che ha accusato la Fedeli di essere la “prima firmataria di un ddl su ‘introduzione dell’educazione di genere“, e quindi di essere schierata contro la famiglia tradizionale. La sua nomina viene così considerata come “un insulto alla famiglia e alla nostra civiltà, oltre che una grave forzatura in questa fase politica“. Il politico chiede che il ministro non avanzi altre proposte simili durante il suo mandato.

La stessa accusa viene ripetuta anche dalla Lega Nord, attraverso il deputato Alessandro Pagano: “Il Pd ha gettato finalmente la maschera e si pone contro la libertà di educazione dei nostri figli e contro le famiglie. Mi chiedo cosa diranno adesso gli alleati centristi, quale imbarazzo, fino a che punto saranno disposti a digerire qualunque cosa pur di non dare la parola ai cittadini.”

Ancora una volta lo staff del ministro è stato costretto a intervenire sostenendo che Valeria Fedeli “non ha nulla contro la famiglia. Le posizioni che ha sempre avuto sono quelle delle attenzioni ai diritti e alla parità di genere. Quelle della lotta contro le discriminazioni e le violenze, in linea con le convenzioni internazionali che attribuiscono alla scuola un ruolo educativo su queste tematiche”.