La salma di Valeria Solesin, la ricercatrice morta durante gli attentati di Parigi avvenuti la scorsa settimana, è rientrata in Italia a bordo dell’aereo di Stato atterrato al Marco Polo di Tessera. Ad accompagnare la bara c’erano i genitori, il fidanzato di Valeria e la sorella di quest’ultimo e, pronti ad accogliere il feretro, erano presenti il fratello di Valeria, Dario Solesin, il ministro dell’istruzione Sefania Giannini, il presidente della Regione Luca Zaia e il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro.

Valeria Solesin è solo una delle vittime che ha perso la vita durante gli attentati di Parigi. L’autopsia ha rivelato che a colpire la studentessa della Sorbona sarebbero stati uno o due colpi sparati dall’alto, il secondo dei quali, penetrato dalla spalla, avrebbe perforato un polmone. Valeria è stata colpita da una delle prime raffiche sparate dai terroristi al Bataclan mentre si trovava nel teatro insieme al fidanzato, Andrea Ravagnani. La giovane studentessa è morta per dissanguamento tra le braccia del ragazzo che ha tentato in tutti i modi di proteggerla in quel tragico momento.

Secondo quanto riportato dalla Tribuna di Treviso, Valeria è stata colpita da un proiettile di kalashnikov che le ha devastato parte del volto causando la sua morte per dissanguamento. Ma quel tragico colpo che non è stato letale: la ragazza è infatti morta lentamente mentre veniva stretta fra le braccia del fidanzato il quale, fingendosi morto, tentava di salvare, oltre a se stesso, la sua ragazza, prigioniera come lui degli jihadisti che cercavano i superstiti del teatro tra i vari cadaveri stesi a terra.