“Grazie a tutti, vogliamo solo tornare a vivere”. Poche parole che testimoniano il desiderio di dimenticare il rapimento e lasciarsi tutto alle spalle. A pronunciarle, di fronte ai giornalisti asserragliati davanti all’abitazione di Verdello, in provincia di Bergamo, è Vanessa Marzullo, una delle italiane rapite in Siria ad agosto e liberate nei giorni scorsi, dopo mesi di difficili trattative con i terroristi.

Ad accoglierla ieri nella villetta di via Adua c’erano i familiari e i parenti più intimi che le si sono stretti intorno per proteggerla dal fuoco di domande della stampa. La zia Emanuela ha chiesto ai giornalisti di non sottoporre la ragazza, già profondamente provata dai 5 mesi e mezzo di reclusione forzata, a pressioni eccessive:

“Abbiamo bisogno di tranquillità. Vorremmo evitare la ressa. Limitatevi a riprenderla, non fatele domande perché è molto stanca”.

Il padre, Salvatore Marzullo, si è mostrato sollevato per la fine di quella che definisce “una lunga angoscia” e domanda qualche giorno di tregua per la figlia, certo che sarà lei, dopo aver ripreso fiato da questa esperienza traumatica, a raccontare la sua storia ai giornalisti. Ad attendere Vanessa la torta preparata dallo zio Pino, un cucciolo di cane regalatole dai familiari per leccare le sue ferite e farla tornare a sorridere e tanta commozione.

Intanto anche a Brembate, dove Vanessa e la madre Patrizia, separata dal marito, risiedono, la comunità esprime profondo sollievo per la liberazione delle ragazze. Il sindaco Mario Doneda e il parroco hanno diramato un comunicato congiunto:

“La comunità civile e la comunità religiosa si uniscono alla gioia dei familiari di Vanessa e Greta, esprimendo sincera soddisfazione per la loro liberazione e il loro ritorno a casa. Un particolare ringraziamento a coloro che, in questi mesi, lontano dai riflettori, hanno operato per la conclusione positiva di questa delicata vicenda. A Vanessa e Greta e alle rispettive famiglie, auguriamo di poter riprendere una serena quotidianità, forti del legame rinnovato da un’esperienza così drammatica.”

A festeggiare nelle scorse ore è stato anche Gavirate, il comune del varesotto in cui risiede Greta Ramelli, l’altra cooperante rapita in Siria insieme a Vanessa e tornata all’affetto dei suoi familiari sana e salva.

“La prima cosa che ho fatto dopo essere entrata in casa è stato tornare nella mia stanza”, ha dichiarato la giovane incontrando i giornalisti insieme al fratello Matteo.

Greta, visibilmente commossa, ha appeso il tricolore sul balcone in segno di riconoscenza per la sua liberazione. Riguardo alle polemiche sul presunto riscatto pagato per la loro liberazione, Greta si è trincerata dietro il silenzio, lasciando parlare il fratello Matteo che ha invitato i giornalisti a fare riferimento alle dichiarazioni del Ministro degli Esteri Gentiloni.

Il sindaco di Gavirate, Silvana Alberio, trova pretestuose e fuori luogo le polemiche:

”In questo momento non ci interessano le polemiche, sono contenta di vivere in uno Stato che non ha figli e figliastri e che fa di tutto per portare a casa un italiano quando è in pericolo. Siamo tutti contenti che la ragazza sia tornata in Italia”.

Intanto il presidente del Copasir, Giacomo Stucchi, della Lega Nord, ha confermato la versione di Gentiloni:

“Non è stato pagato un riscatto da 12 milioni di euro per la loro liberazione”.

Foto: Vanessa Marzullo via Facebook