Tassi di interesse elevati, zero rischi, garanzia di rendimenti a prova di inflazione.

Da un’analisi di ConfrontaConti.it si evince un dato molto interessante e più remunerativo in particolare per gli investitori: i conti di deposito, infatti, hanno offerto negli ultimi mesi rendimenti sempre più alti, ma senza esporre i risparmiatori ai rischi che comportano i tradizionali strumenti d’investimento.

L’investimento, peraltro, comporta sempre dei rischi, ma particolarmente in questo momento gli investimenti tradizionali non solo mettono in pericolo la realizzazione di profitti, ma rischiano addirittura di generare forti perdite per i risparmiatori. Parliamo, ovviamente di titoli di stato, obbligazioni, azioni e dell’investimento nel mattone, che stanno risentendo delle gravi difficoltà dei mercati.

In questo quadro macroeconomico i conti di deposito rappresentano uno strumento finanziario particolarmente appetibile per un duplice vantaggio: offrono una sicura protezione dei propri soldi grazie alla copertura del Fondo interbancario di tutela dei Depositi, che garantisce fino a 100.000 euro per ciascun correntista e attualmente offrono rendimenti decisamente allettanti.

A causa delle tensioni sui mercati finanziari e dell’aumento del costo del funding, anche i tassi offerti segnano un grafico all’insù: negli ultimi mesi tutte le banche hanno ripetutamente aumentato i tassi di interesse dei conti di deposito, sia di quelli liberi (che consentono di prelevare il denaro in qualsiasi momento e possono essere soggetti a variazioni dei tassi in funzione dell’andamento dei mercati), che sono arrivati ad offrire fino al 4,50% annuo, sia di quelli vincolati (che presentano qualche limitazione di tornare in possesso del denaro prima della scadenza del vincolo e che bloccano il tasso fino alla scadenza), che possono garantire fino al 5 % annuo sulle durate più lunghe.

Per analizzare l’effettiva convenienza di questi prodotti, l’Osservatorio di ConfrontaConti.it ha analizzato i tassi offerti dai conti deposito nel corso degli ultimi 18 mesi e ha rilevato come i tassi massimi offerti da questi strumenti sono risultati mediamente più elevati del tasso di inflazione, anche al netto dell’aliquota fiscale.

Questo significa che i migliori conti di deposito del mercato hanno consentito in concreto di mettere al riparo i risparmi dall’effetto carovita e contemporaneamente hanno permesso di aumentare il valore del patrimonio al netto della perdita di valore dovuta all’inflazione.

Inoltre, confrontando il rendimento dei conti di deposito con quello garantito da altri prodotti di investimento a basso rischio diffusi tra i risparmiatori, ossia i titoli di Stato, emerge che i tassi massimi dei conti deposito sono risultati quasi sempre più elevati di quelli garantiti dai titoli di stato di uguale durata, anche al netto delle aliquote fiscali (fissate al 27% per i conti deposito e al 12,5% per i titoli di Stato). Nell’ultimo periodo invece i tassi garantiti dai titoli di stato hanno cominciato a impennarsi, a causa delle ben note tensioni sui mercati finanziari, superando il rendimento dei conti deposito, però a fronte di un’elevata volatilità del loro valore nominale e, quindi, del rischio.

Rispetto ai BOT i tassi dei conti di deposito appaiono mediamente più redditizi anche al netto della tassazione, e solo ultimamente, in piena crisi del debito sovrano, i Buoni Ordinari del Tesoro sono riusciti a garantire tassi più elevati. È poi interessante osservare come, mentre i titoli di Stato non sono sempre stati in grado di fornire tassi lordi e, a maggior ragione, netti più alti dell’inflazione, i conti deposito sono invece sistematicamente riusciti a batterla, anche al netto della tassazione.

Per una valutazione completa della convenienza del conto deposito rispetto ad altre forme di investimento si deve considerare la differenza fra le spese che comporta questo strumento e quelle che invece comportano le alternative: ad esempio, le banche richiedono delle commissioni per la sottoscrizione dei titoli finanziari, inclusi i titoli di Stato, oltre a un possibile ulteriore costo per la gestione e l’amministrazione del deposito titoli, mentre nella maggior parte dei casi i conti di deposito sono a zero spese.

Fra i costi da tenere in considerazione si deve poi valutare anche l’imposta di bollo, per la quale la manovra del Governo Monti ha previsto importanti novità:
- per i depositi titoli, che già la prevedevano, aumenterà progressivamente nel biennio 2012 – 2013;
- per tutti gli altri strumenti finanziari che non la prevedevano è invece stata introdotta ex-novo, ad esclusione dei fondi pensione e sanitari.

Infine, è bene ricordare anche che per investire in titoli è richiesto un taglio minimo di una certa rilevanza, mentre in generale gli importi minimi necessari per aprire un conto di deposito sono irrisori, pur potendo variare da banca a banca.

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