La rivoluzione di Papa Francesco inizia escludendo gli italiani dagli incarichi in Vaticano. Il pontefice vuole buttare giù il precedente sistema che faceva capo a prelati del nostro Paese. Troppi gli scandali degli ultimi anni e, come dice il motto calcistico, squadra che vince non si cambia. Ma se perde… Ecco quindi la cordata maltese-anglofona a occupare i posti principali nella struttura economica. George Pell, già arcivescovo di Sidney, è il prefetto del segretariato per l’Economia. Piace a Bergoglio per essersi sempre schierato contro gli abusi del clero.

Lavoreranno alle sue dipendenze quelli della cordata maltese:  Joseph Zahra, banchiere e gestore di fondi di investimento, è il vice coordinatore del Pontificio Consiglio per l’Economia (il coordinatore è l’Arcivescovo di Monaco e Frisinga). Per la parte laica, tre su sette dei componenti sono strettamente legati tra loro dalla Misco Malta (società di consulenza finanziaria fondata proprio da Zahra): Zahra, neo presidente dello Ior, Jean-Baptiste de Franssu e Francesco Vermiglio.

Ancora Malta e ancora un posto chiave in Vaticano: monsignor Alfred Xuereb, nominato segretario generale della Prefettura per l’Economia e segretario dello Ior senza diritto di voto, farà da collegamento con la stanza del Papa. Il barone inglese Christopher Francis Patten sarà il supervisore delle comunicazioni vaticane. Niente italiani anche all’Onu. Bernardito Cleopas Auza, arcivescovo filippino, è il rappresentante permanente della Santa Sede presso il Palazzo di Vetro.

Insomma, la rivoluzione esclude l’Italia dai posti che contano. Ma, soprattutto, Papa Francesco ha scelto persone di cui si fida ciecamente. Solo così, gli scandali potranno essere tenuti lontani dalle stanze del Vaticano. Il nuovo corso è questo.