Viene confermata oggi l’indiscrezione pubblicata dall’Espresso secondo la quale il Vaticano avrebbe aperto un’inchiesta sui finanziamenti raccolti per finanziare l’attico di proprietà del cardinale Tarcisio Bertone.

I giudici che fanno capo direttamente a Papa Francesco hanno dato il via alle indagini su Giuseppe Politi e Massimo Spina, i due ex manager dell’ospedale Bambin Gesù, accusati di appropriazione indebita: l’ex Segretario di Stato Vaticano però risulta estraneo all’inchiesta.

L’operazione ha preso il via dopo la pubblicazione del saggio Avarizia di Emiliano Fittipaldi, basato in parte anche sulle rivelazioni che avrebbero fornito i due corvi Lucio Angel Vallejo Balda e Francesca Chaouqui.

Sembra che le accuse abbiano già trovato riscontro nelle prove rinvenute dalle autorità vaticane, che si sono appropriate di documenti che testimonierebbero senza alcun ombra di dubbio che l’opera di ristrutturazione dell’appartamento sarebbe stata finanziata proprio con i fondi della struttura pediatrica.

Tuttavia non è ancora certa la destinazione dei soldi sottratti, in quanto nel carteggio del cardinale Bertone questi sosterrebbe di aver pagato di tasca propria alcune fatture. Questo elemento, unito alla donazione di 150mila euro fatta all’ospedale, getterebbe ombra sulla possibile destinazione finale dei soldi sottratti.

I legali a difesa di Tarcisio Bertone sostengono però che una missiva del novembre 2013 indirizzata a Giuseppe Politi scagionerebbe completamente il loro assistito. Nella lettera si legge che lo stesso porporato avrebbe iniziato a cercare personalmente i fondi per completare i lavori nell’appartamento.

L’avvocato Michele Gentiloni Silveri sostiene in una nota che “il cardinale Bertone, non avendo ricevuto sussidio da parte di terzi, ha pagato personalmente l’importo richiesto dal Governatorato in relazione ai lavori effettuati nell’appartamento a lui assegnato e di proprietà di quest’ultimo. Il cardinal ribadisce di non aver mai dato indicazioni, o autorizzato, la Fondazione Bambino Gesù ad alcun pagamento in relazione all’appartamento da lui occupato e di proprietà del Governatorato“.