Lo scandalo Vatileaks 2 si allarga sempre di più. Dopo la pubblicazione del discusso libro “Via Crucis” di Gianluigi Nuzzi e il memoriale hot del monsignor Balda, adesso c’è un nuovo nome importante che è spuntato, anzi due: quelli dei fratelli Silvio e Paolo Berlusconi.

La donna al centro del cosiddetto ciclone Vatileaks 2, Francesca Immacolata Chaouqui, è stata iscritta nel registro degli indagati, insieme al marito Corrado Lanino, anche con l’accusa di induzione alla concussione. Secondo gli inquirenti, la donna soprannominata la “papessa” avrebbe ricattato Paolo Berlusconi, con la minaccia di rendere note delle informazioni riservate riguardanti il fratello Silvio Berlusconi a proposito di alcuni conti correnti allo Ior.

Stando alle accuse da lei però respinte, Francesca Immacolata Chaouqui in cambio del silenzio sulla questione dei conti correnti avrebbe richiesto a Paolo Berlusconi, proprietario del quotidiano Il Giornale, di licenziare Fabio Marchese Ragona, giornalista vaticanista colpevole di aver scritto degli articoli che la prendevano di mira.

Nel periodo successivo, Fabio Marchese Ragona non ha in effetti più realizzato pezzi sul Vaticano e soltanto di recente è tornato a parlarne. Tra gli indagati rientra quindi anche il suo editore, con l’accusa di non aver denunciato il presunto ricatto, che aveva l’obbligo di riportare alle autorità.

Nel registro degli indagati di Vatileaks 2 c’è pure il marito della Chaouqui, Corrado Lanino. Per lui l’accusa è quella di intrusione informatica all’interno di alcuni computer, tra i quali quello dell’ex marito della compagna del giornalista Mario Benotti, ovvero il funzionario di Palazzo Chigi dimessosi dopo l’inizio delle prime indagini riguardanti Vatileaks.

Francesca Immacolata Chaouqui intanto respinge ogni accusa a suo carico, a partire da quella di associazione a delinquere per la diffusione di notizie segrete sul Vaticano. Il suo legale Giulia Bongiorno sostiene che questo: “È un reato contro la sicurezza dello Stato ed è quindi un reato politico. Proprio per questo, Chaouqui avrebbe il diritto di essere processata in Italia. E comunque, casomai, si tratta di un reato, presunto, che è stato consumato in Italia”.