La riforma della cosiddetta Buona scuola promossa da Matteo Renzi sta facendo discutere parecchio, ha provocato scioperi e ha numerosi detrattori. Da adesso ha però anche un sostenitore in più e non si tratta di un politico, di un insegnante o tanto meno di un rappresentante dei sindacati, bensì di un cantautore: Antonello Venditti.

Il celebre interprete di brani come “Alta marea” e “Notte prima degli esami” nel corso di una recente intervista ha espresso parole molto positive nei confronti di Matteo Renzi e ha promosso la riforma della scuola da lui proposta.

L’occasione è stata data da “Tortuga”, l’ultimo disco pubblicato da poco da Antonello Venditti, in cui uno degli argomenti affrontati nei testi dei brani è proprio quello della scuola, in particolare del liceo da lui frequentato in gioventù, il Giulio Cesare di Roma.

Intervistato da Il Messaggero, Venditti ha espresso la sua opinione sulla riforma della scuola presentata da Renzi: “Non l’ho letta tutta. Comunque gli anni del mio liceo erano un inferno rispetto a questi. C’era la classe docente, lontana e staccata da tutto, un mondo a sè. C’erano gli studenti, soli davanti agli insegnanti. E le famiglie completamente fuori dalla scuola. Adesso, mettere in comunicazione queste tre componenti fondamentali, più i bidelli e tutti gli altri che vivono nella comunità scolastica, mi sembra una cosa confortante. Ci siamo finalmente posti il problema che la situazione di un Paese si vede da poche cose: e una di queste è la scuola”.

Antonello Venditti riserva un apprezzamento particolare nei confronti del premier Matteo Renzi, senza risparmiargli comunque un appunto: “Finalmente uno veloce. Sulla scuola fa bene, ma deve coinvolgere di più”.

​Venditti specifica poi che tra le priorità della scuola ci dev’essere anche la ristrutturazione e l’adeguamento dell’edilizia scolastica: “A me, sembrano cose importantissime. Dobbiamo cominciare dai luoghi della scuola, poi da come si sta nella scuola e poi da quello che ci si aspetta dalla scuola. Io penso ancora che il fine della scuola sia culturale. E che quindi, fino a una certa età, si debba studiare senza pensare a ciò che si farà da grandi. Io il liceo lo intendo così. Le specializzazioni verranno dopo”.