Oggi è venerdì 17 gennaio 2014. Inutile ricordarvi che per i superstiziosi questo giorno porta molta sfortuna. Ma leggende e superstizioni legate al 17 da cosa derivano? Ecco la spiegazione: Il venerdì 17 è una ricorrenza considerata eccezionalmente sfortunata in quanto unione di due elementi, ognuno dei quali estremamente negativo: il venerdì e il numero 17.

Ma andiamo con ordine, e partiamo innanzitutto dall’analizzare il giorno: cosa può suonare sinistro nel venerdì, il giorno di Venere? La soluzione più ovvia per questo genere di credenza risiederebbe nella cultura cristiana, dove il venerdì rappresenta il giorno in cui Gesù Cristo venne crocifisso, quindi legato al più infausto degli eventi. Oltretutto, fino a pochi decenni fa era tradizione assai diffusa quella di fare penitenza tutti i venerdì dell’anno: usanza che certamente non poteva che contribuire a far odiare il quinto giorno della settimana!

Per il numero 17 le cose si complicano ulteriormente e le leggende, più o meno fondate o verificabili, si perdono nella notte dei tempi: nell’Antica Grecia, i seguaci di Pitagora odiavano il 17  perché si trovava in mezzo a due numeri come il 16 e il 18, perfetti nella loro rappresentazione di quadrilateri 4×4 e 3×6. Nell’Antico Testamento si legge che il diluvio universale iniziò il 17esimo giorno del secondo mese. Ma l’origine più accreditata di questa superstizione pare basarsi su un equivoco numerico risalente al Medioevo: nell’antica Roma, sulle tombe dei defunti, era comune la scritta «VIXI» (ho vissuto quindi sono morto), durante il Medioevo le popolazioni italiche, che avevano abbandonato il latino in favore dei dialetti, pare abbiano confuso tale iscrizione con il numero 17 (rappresentato da XVII nel sistema numerico romano). Ma è altresì possibile che la paura del fatidico numero sia legata alla battaglia di Teutoburgo del 9 d.C., nella quale i legionari romani vennero massacrati dai germani di Arminio: furono trucidate le legioni 17, 18 e 19, quindi dopo quella data tali numeri, ritenuti infausti, non furono più attribuiti a nessuna legione.

In ogni caso quella del Venerdì 17 è una superstizione tipicamente italiana, secondo la Cabala ebraica, ad esempio, il 17 è un numero propizio, in quanto è il risultato della somma del valore numerico delle lettere ebraiche têt (9) + waw (6) + bêth (2), che lette nell’ordine danno la parola tôv, «buono, bene». Mentre una simile tradizione si riscontra in diversi Paesi nei confronti del numero 13: gli anglosassoni sono infatti terrorizzati dal venerdì 13, mentre Spagna, Grecia e Sudamerica tramano quando il calendario segna martedì 13. Anche in questo caso le ragioni di tali credenze hanno radici lontane, forse legate a date di eventi storici cruenti, come la caduta di Costantinopoli in mani veneziane, il 13 aprile 1204; o il rogo dei cavalieri templari, avvenuto il 13 ottobre 1307. Una seconda ipotesi chiama  nuovamente in causa le Sacre Scritture: nei vangeli il 13˚ apostolo tradisce Gesù e poi si suicida, e tutt’oggi proprio per questo si crede che anche a tavola il 13 porti male: quando i commensali sono in questo numero, il più giovane addirittura morirebbe entro l’anno. Superstizione tra l’altro condivisa anche dalla mitologia scandinava: Loki non è tra i 12 invitati a un banchetto divino, ma partecipa comunque causando la morte di Baldur, il dio buono dei popoli scandinavi e innescando una serie di eventi che porteranno al «ragnarokk». Ma qualcuno chiama in causa anche il maschilismo: il 13 è infatti un numero riconducibile al femminile, dato che 13 sono i mesi lunari in un anno, in contrapposizione ai 12 del calendario solare che è invece riconducibile alla sfera maschile. Al momento del passaggio da una società matriarcale a quella patriarcale (come le società indoeuropee e germaniche) il numero 13 sarebbe quindi divenuto infausto.

Insomma paese che vai, usanze che trovi, ma niente paura, non c’è nulla di vero! Per confermarlo un venerdì 17 alle 17.17 di qualche anno fa venne organizzata dal Cicap – Comitato italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale – la prima «Giornata anti-superstizione». Per partecipare bastava indossare un vestito viola, rompere uno specchio versando sale in terra con una mano e aprendo un ombrello dentro casa con l’altra, per poi passare sotto una scala aperta mentre un gatto nero attraversava la strada. “La giornata anti-sfiga – racconta Silvano Fuso, docente di fisica – vuole smitizzare, anche attraverso momenti di puro divertimento, certi comportamenti e certe abitudini che non hanno alcun fondamento”, e, aggiungerei, possono risultare davvero dannose, basti pensare alla sorte toccata ai tanti gatti neri, da sempre considerati diabolici aiutanti delle streghe e portatori di malasorte, torturati e uccisi in nome di assurdi sacrifici.