Scoppia la polemica a Venezia per l’istituzione di un nuovo luogo di culto destinato ai cittadini musulmani. A protestare non sono rappresentanti della Lega Nord, e di fatto la prima moschea della laguna non è stata edificata dal Comune.

Si tratta infatti di un’istallazione artistica dello svizzero Christoph Buchel realizzata nell’ambito della 56esima Biennale di Venezia, su richiesta del padiglione islandese.

L’artista dunque ha affittato la chiesa di Santa Maria della Misericordia, che è di proprietà di privati e non viene utilizzata come luogo di preghiera da molti decenni, e l’ha trasformata nella “Moschea della misericordia” curandone ogni dettaglio di tipo rituale-religioso: lampadari, tappeti per terra, entrate separate per uomini e donne, armadietti dove lasciare le scarpe e obbligo di indossare il velo.

Come afferma lo stesso titolo dell’istallazione, The Mosque: the first mosque in the historic city of Venice, la città di Venezia da molto tempo è pressata dalle richieste degli oltre 20mila cittadini di fede islamica, che non hanno mai avuto un luogo ufficiale in cui rivolgere le loro preghiere ad Allah.

L’opera di Buchel, che nelle sue intenzioni dovrebbe essere un regalo alla comunità islamica della durata di sette mesi, rappresenta evidentemente anche una ricerca sul mix e il contrasto di culture, nonché un’allusione piuttosto arguta allo storico processo di riappropriazione religiosa degli edifici di culto da parte delle diverse confessioni.

Tuttavia a poche ore dall’inaugurazione è già arrivata la polemica firmata dal Patriarcato, che in una nota ha ribadito come l’opera sia da considerarsi illegale, mancando dell’approvazione ecclesiastica: “Per ogni utilizzo diverso dal culto cristiano cattolico va richiesta autorizzazione all’autorità ecclesiastica indipendentemente da chi, al momento, ne sia proprietario per questo specifico sito, non è mai stata richiesta né concessa”. Lo stesso Comune attraverso la Prefettura aveva ribadito il suo parere contrario all’istituzione di un luogo di culto non autorizzato, e ora minaccia di far chiudere l’istallazione a partire dal 20 maggio.

A gioire era stata invece la comunità musulmana, che aveva visto nella Moschea della misericordia un inedito segno di accoglienza, per quanto di natura temporanea. Il presidente della comunità islamica  Amin Al Adhab ha esortato le autorità a prendere finalmente una decisione in merito a una richiesta sempre più pressante: “Collaboriamo tutti per trovare un luogo qui a Venezia che diventi il faro dell’umanità: spero che tutti abbiano capito il senso del progetto, una lezione di civiltà e un’arte all’avanguardia, gente che viene da terre fredde ha scaldato il cuore dei musulmani”.