Maduro, Capo di Stato venezuelano, insiste sulla sua posizione e si dichiara disponibile a parlare della situazione del Venezuela con il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

L’occasione dell’incontro, secondo il presidente venezuelano potrebbe essere quella del suo viaggio a New York in occasione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

Maduro ha così confermato, davanti all’Assemblea Costituente che secondo lui “continuerà a lavorare per due anni, fino all’agosto del 2019″ e ha sottolineato la necessità da parte della Casa Bianca di:

“Cambiare atteggiamento nei confronti del governo venezuelano”.

In realtà il Presidente Maduro è stato anche più forte nei termini usati, chiedendo alla CELAC, ovvero alla Comunità degli Stati dell’America Latina e dei Caraibi, di:

Convocare un vertice di emergenza di Capi di Stato della regione per restituirci il rispetto che ci è dovuto”.

Intanto nel paese le opposizioni continuano a lavorare e a protestare contro quella che secondo loro è una persecuzione da parte del governo, con esplicito riferimento alla condanna a 15 mesi di prigione per un sindaco venezuelano di chiara matrice anti-governativa.

Quello che è certo è che fino ad ora sono oltre 120 le persone morte da aprile negli scontri di piazza in Venezuela e almeno 2.000 quelle ferite. Delle vittime il 25% è stata colpita dalle forze dell’ordine e il 40% da gruppi di civili armati.

La situazione ha scatenato la reazione degli Stati Uniti, che avevano imposto nuove sanzioni al presidente Nicolas Maduro, congelando gli asset sotto la giurisdizione americana e vietando agli americani di fare affari nel paese.

In attesa di nuovi sviluppi gli USA rimangono sulla loro linea di pensiero che vede Maduro come “un dittatore che non rispetta la volontà del suo popolo”. Per gli USA, inoltre, le sanzioni imposte “chiariscono la loro opposizione alle politiche del suo regime e il proprio sostegno al popolo del Venezuela”.