Sempre più alta la tensione in Venezuela dopo l’insediamento dell’Assemblea Costituente, duramente contestata dall’opposizione che in piazza e in Parlamento sta protestando contro la fondamentale illegittimità dei poteri assorbiti dall’organo politico.

I delegati della Costituente, che si è insediata per la prima volta in Parlamento, hanno infatti varato un decreto con il quale tutti i poteri pubblici sono subordinati alla stessa.

La controversia è stata avvertita dalla stessa presidente dell’organismo, Delcy Rodriguez, la quale ha affermato che questo atto rappresenta “un messaggio molto chiaro di convivenza fra i venezuelani”, subito precisando però che Julio Borges, il presidente del Parlamento in mano all’opposizione, non si è mostrato intenzionato ad accettare la convivenza.

Nel frattempo i rappresentanti di 13 paesi del continente americano, ovvero i ministri degli Esteri di Argentina, Brasile, Canada, Cile, Colombia, Costarica, Guatemala, Honduras, Giamaica, Messico, Panama, Paraguay e Perù, si sono riuniti a Lima per firmare un documento nel quale viene si denunciata “l’interruzione dell’ordine democratico”, non riconoscendo di fatto la Costituente di Nicolas Maduro e manifestando la loro solidarietà all’Assemblea nazionale.

Sotto osservazione anche la “violazione sistematica dei diritti umani e delle libertà fondamentali” nel Paese, nonché “la violenza, la repressione e la persecuzione politica, l’esistenza di prigionieri politici, e l’assenza di elezioni libere monitorate da osservatori internazionali indipendenti“: in questo quadro viene prospettata una negoziazione che possa arrivare alla restaurazione della democrazia nel Paese.

La Costituente è stata già respinta anche da Unione Europea e Stati Uniti, ma a Caracas il ministro degli Esteri Jorge Arreaza, insieme a Cuba, Bolivia, Ecuador, Nicaragua, El Salvador, Suriname ha denunciato la congiura imperialista contro il Venezuela.

Tra i prossimi atti della Costituente il varo di una Commissione della verità, che dovrebbe avere come compito trovare e punire i membri della classe politica e delle elite ritenute colpevoli di “istigazione alla violenza fascista”.