È un bilancio al momento del tutto provvisorio, ma sarebbero almeno 9 i morti in Venezuela durante gli scontri avvenuti nella giornata di voto per l’Assemblea Costituente, richiesta dal presidente Nicolas Maduro.

Particolarmente grave la morte di due minorenni – un tredicenne e un diciassettenne – durante una manifestazione di protest: i due sono deceduti in seguito a ferite da arma da fuoco, il primo a Capacho Viejo e l’altro a Tucape.

Tra le varie vittime anche un soldato, raggiunto da un proiettile alla testa, nonché un candidato alla stessa Costituente, Jos Feliz Pineda, ucciso da un manipolo di persone penetrate nella sua abitazione. In tutto da aprile sono oltre 120 le vittime “politiche” che si contano in Venezuela.

Secondo il Consiglio nazionale elettorale l’affluenza avrebbe raggiunto una percentuale del 41,53%, ma l’opposizione contesta questi dati, sostenendo che invece l’astensionismo ha raggiunto la soglia dell’87%. La minoranza ha contestato anche l’assenza di qualsivoglia osservatore internazionale a garantire il regolare svolgimento delle operazioni.

Gli Stati Uniti hanno dichiarato “fasulle” le elezioni volute da Maduro, definendole “un altro passo verso la dittatura”. Sono le parole dell’ambasciatore americano Nikki Haley all’Onu: “Non accetteremo un governo illegale. Il popolo venezuelano e la democrazia prevarranno”.

L’amministrazione Trump nel frattempo ha fatto sapere di star studiando l’ipotesi di nuove sanzioni, che potrebbero prevedere il blocco delle importazioni di greggio dal Venezuela: una soluzione che però manderebbe in crisi il Paese e lo spingerebbe verso il default. Le alternative riguardano lo stop delle esportazioni di prodotti raffinati degli Usa oppure il blocco del sistema bancario statunitense nei confronti del colosso petrolifero venezuelano Pdvsa.

Solo due settimane fa un referendum aveva bocciato l’idea di una votazione per la nuova Assemblea Costituente, ma il governo di Maduro non ha voluto accettare questo risultato e ha portato avanti le elezioni.

L’Assemblea avrà il compito di stendere la nuova Carta costituzionale che aggiornerà l’ultima voluta da Chavez nel 1999: i poteri di questo organo sono enormi, non avendo praticamente limiti nell’ambito della riforma dello Stato e dell’ordinamento giuridico del Paese.