E’ stato depositato al Tribunale di Caltagirone – come riporta puntualmente l’Agi – il ricorso in appello contro la sentenza di primo grado di Veronica Panarello, condannata a trent’anni di reclusione per aver strangolato il figlio e poi per averne occultato il cadavere in un canalone a Santa Croce Camerina, nel Ragusano. La donna ha prima negato ogni responsabilità, poi ha parlato di un incidente finito in tragedia e infine ha accusato il suocero, Andrea Stival, di aver ucciso il nipote con un cavetto usb poiché avrebbe scoperto la loro presunta relazione extraconiugale. Dichiarazioni smentite dai fatti e dal diretto interessato.

Veronica Panarello resta in carcere

Il 17 ottobre scorso, come ricorderete, Veronica Panarello era stata condannata dal Gup di Ragusa Andrea Reale a trent’anni di reclusione. Le motivazioni della sentenza erano state raccolte in 190 pagine depositate il 13 febbraio 2017. “Abbiamo definito l’appello, non prendendo in esame la ricostruzione dei fatti e le indagini ma contestando l’impostazione logico-giuridica e producendo un ricorso in diritto e in fatto” ha dichiarato all’Agi l’avvocato Francesco Villardita.

L’appello si farà a Catania

Intanto Veronica Panarello resta in carcere; respinta la richiesta di arresti domiciliari con braccialetto elettronico, così come chiesto dal suo difensore. L’appello, dunque, si farà a Catania.