I rapporti tra la Russia e la Turchia si avviano verso un rapido disgelo. Il presidente turco Erdogan, forte del consenso popolare dopo il fallito golpe del 15 luglio 2016, ha fissato un appuntamento importante in agenda con il presidente russo Putin. Gli esperti di politica internazionale sono convinti che il vertice turco-russo di San Pietroburgo stravolgerà gli equilibri internazionali, segnando la fine del Mediterraneo come ombelico del mondo e l’inizio dell’era dell’Eurasia sotto la guida del Cremlino.

Russia e Turchia hanno molto in Comune. Entrambi sono stati emarginati dall’Occidente: la Russia dopo la crisi in Crimea ha subito il gelo dell’UE e la Turchia dopo il golpe è ai ferri corti con gli Stati Uniti e con gli alleati americani in Europa.

I primi segnali di disgelo tra le due potenze si erano avuti nelle scorse settimane quando Erdogan ha porto ufficialmente le sue scuse al leader russo per l’abbattimento del caccia sovietico entrato nello spazio aereo turco. Putin non ha ancora digerito l’incidente ma nel frattempo sta giocando le sue carte. Ieri a Baku ha incontrato i leader iraniani e dell’Azerbaijan per stringere nuove alleanze strategiche.

Al centro dei colloqui la realizzazione di un gasdotto Mosca-Baku-Teheran. I turchi finora hanno utilizzato il corridoio da Baku alla Turchia sostenuto dall’UE per limitare la dipendenza dal gas russo, ma il cambio di rotta è vicino. Con la virata della Turchia la Russia avrebbe più potere sull’UE per l’approvazione del Nord Stream-2.

Nel nuovo asse della Russia anche l’Iran

Della regione politica farebbe parte anche l’Iran, con l’obiettivo di spezzare l’asse di questi Paesi con l’UE e con la Nato. La Russia sta finanziando le centrali nucleari iraniane. Putin sta inoltre agendo da paciere tra l’Armenia e l’Azerbaijan per il conflitto sul Nagorno Karabakh.

L’Iran dal suo canto si è detto disposto a collaborare con la Russia per aiutare la Turchia a risolvere le questioni irachene e siriane. La Turchia ha chiesto un patto anti-curdi in Siria e aiuto per gestire il flusso di rifugiati siriani, giunto a 3 milioni. In Siria Iran e Russia sostengono Assad, a differenza della Turchia che preme per la sua destituzione. Inoltre Erdogan vuole indulgenza nei confronti degli oppositori di Assad di Al-Nusra, prima parte di Al Qaeda. I nodi da sciogliere per giungere all’asse euroasiatico sono tanti ma i leader sembrano determinati a trovare un’intesa per abbattere il muro di isolamento ridisegnando le alleanze.