Siamo ormai giunti alla conclusione della Settimana Santa: la Chiesa cattolica celebra oggi il Venerdì Santo, giorno della morte di Gesù Cristo e ne commemora la passione e crocefissione. La liturgia è quindi oggi incentrata sulla narrazione delle ultime ore della Sua vita terrena, secondo il Vangelo di Giovanni, e sull’adorazione della croce, simbolo dell’amore che Dio nutre verso gli uomini. Diversi sono i riti che in questi giorni di attesa testimoniano e introducono alla gioia della Risurrezione, ma tra questi un rilievo particolare assume certamente la Via Crucis (dal latino “Via della Croce”, anche detta Via Dolorosa), un particolare rito con cui si ricostruisce e commemora il percorso doloroso di Cristo che si avvia alla crocifissione sul Golgota. Simbolo di un’esperienza universale di dolore e di morte, di fede e di speranza, la Via Crucis nasce dalle vicissitudini che vedono protagonista Gesù il Venerdì Santo: da quando Egli e i suoi discepoli, “dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli ulivi” (Mc 14, 26), fino a quando il Signore, reggendo il patibulum, fu condotto al “luogo del Golgota” (Mc 15, 26), dove fu crocifisso e inumato in un sepolcro nuovo, scavato nella roccia di un giardino vicino. Da quegli avvenimenti prende forma la Via Crucis, arrivando sino ai giorni nostri.

Una processione nei luoghi della Passione di Cristo si praticava già a Gerusalemme nel V-VI secolo, anche se ancora non si può ancora parlare di una via Crucis codificata. Dobbiamo infatti ai pellegrini di ritorno dalla Terrasanta i primi tentativi di riprodurre in patria la toccante processione. L’esempio più indicativo di tale volontà è certamente quello di Bologna, con la creazione del percorso che si snoda tra le sette chiese di Santo Stefano. È però col medioevo che s’inizia a predisporre una Via Crucis più simile all’attuale, anche se dobbiamo giungere al XIII secolo perché si possa parlare di “stazioni”. Nel XV secolo poi, soprattutto nei Paesi Bassi e in Germania, tre devozioni (le “cadute di Cristo”, i “cammini dolorosi di Cristo” e le “stazioni di Cristo”)  tendono a fondersi per formare una Via Crucis più lineare: la Via Crucis, nella sua forma attuale, intesa come serie di quattordici stazioni disposte nello stesso ordine, si diffonde quindi a partire dalle chiese dei Minori Osservanti e Riformati di Spagna, a partire dalla prima metà del XVII secolo.  Dalla penisola iberica la pratica passò prima in Sardegna, allora sotto il dominio della corona spagnola, e poi, da qui, nella penisola italica.

Oggi tutte le chiese cattoliche dispongono di una “via dolorosa”, o almeno di una sequenza murale interna. Il numero e nomi delle stazioni cambiarono radicalmente in diverse occasioni nella storia della devozione, sebbene l’elenco corrente di quattordici stazioni ora sia quasi universalmente accettato. A volte accade inoltre che la Via Dolorosa termini con una quindicesima stazione, la Risurrezione di Gesù, tuttavia si preferisce fermarsi alla 14ma, poiché mette bene in evidenza il cammino di Passione. La quindicesima stazione si tende a celebrarla nella Via Lucis, che sta iniziando a prendere un suo spazio nelle celebrazioni cattoliche.

Durante il Venerdì Santo i cristiani di tutto il mondo fanno così memoria della Passione di Cristo, e lo stesso  Papa, ogni anno, nella sera del venerdì santo guida la processione della Via Crucis al Colosseo, seguito a migliaia di pellegrini giunti da tutto il mondo.

Per la celebrazione della Via Crucis di sta sera, Colosseo, Palatino e Foro Romano effettueranno una chiusura anticipata (ore 14); a partire dalle 17:00 Papa Francesco presenzierà alla commemorazione della Passione di Cristo nella basilica di san Pietro e a partire dalle 21.15 guiderà per la seconda volta la Via Crucis. Le meditazioni per le quattordici stazioni sono quest’anno state affidate a monsignor Giancarlo Maria Bregantini, arcivescovo di Campobasso-Boiano. «Tutte le stazioni della Via Crucis sono già dentro il tessuto del pontificato di Bergoglio», ha spiegato il presule in un’intervista ad Avvenire. Molti i temi d’attualità toccati: dalle malattie provocate dai rifiuti tossici nella Terra dei fuochi al sovraffollamento delle carceri, dagli abusi sui minori alla violenza sulle donne. L’evento verrà trasmesso in mondovisione in circa sessanta paesi e le stazioni saranno tradotte in sette lingue.

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