Sta facendo molto discutere la decisione presa dai vertici dell’Ulss6 di Vicenza in merito alla sospensione di Vincenzo Riboni, il primario dell’ospedale San Bortolo, che per primo denunciò un’incresciosa situazione che aveva scoperto nel pronto soccorso della struttura.

Riboni infatti fece uscire alla scoperto una malsana usanza di alcuni infermieri, che su un gruppo WhatsApp si sfidavano vicendevolmente a praticare flebo con aghi sempre più grossi, con tanto di punteggi e graduatorie.

Il primario era venuto a sapere della cosa nei primi giorni di gennaio del 2016, e aveva subito avvertito la direzione, che dal canto suo aveva preliminarmente convocato tutti i protagonisti della vicenda.

D’altro canto Riboni si era subito mostrato irremovibile e alla riunione interna avvenuta ai tempi aveva dichiarato che “non c’è giustificazione che tolleri superficialità, scherzi, battute e quant’altro. Gli eventi sono stati realizzati a seguito di una strategia che testimonia l’intenzionalità dei comportamenti a danno del paziente”.

Dopo varie indagini e il coinvolgimento del sindacato degli infermieri coinvolti, ecco arrivare il rovesciamento di fronte. Il medico diventa l’imputato, anche a causa dell’antipatia che da tempo suscitava il suo comportamento integerrimo e la sua scarsa propensione al compromesso, mentre gli infermieri vengono trasferiti in altri reparti, per sedare lo scandalo.

Ed ecco arrivare la “pena” comminata a Riboni, mentre il comportamento degli infermieri, negato in toto dal sindacato che li difende, viene derubricato a “uno sviamento dall’attività istituzionale e un uso improprio del telefono cellulare personale, che in costanza di servizio dovrebbe essere utilizzato solo per le emergenze e non per attività di svago, come lo scambio in una chat privata di messaggi e di immagini dal contenuto futile, di dubbio gusto e lesivo della dignità dei pazienti”.

Il primario va dunque incontro a dieci giorni di sospensione senza stipendio, ma a quanto sembra l’intenzione della dirigenza sarebbe quella di spingere sullo smaltimento delle tante ferie arretrate, per poi convolare verso la pensione più o meno anticipata. A Riboni resta solo la difesa a spada tratta del sindaco Achille Variati e il sostegno della cittadinanza.