Sentenza storica del tribunale di Milano che, per la prima volta, ammette che vietare il velo non può considerarsi una discriminazione. Tutto ciò, però, “comporta un sacrificio da parte di chi aderisce ad una religione e fa parte di un’etnia” ed “è proporzionalmente giustificabile da ragioni di pubblica sicurezza, concretamente minacciata dall’impossibilità di identificare”. Il giudice, così come scrive puntualmente il Corriere della Sera, ha precisato che “a prescindere dall’interpretazione del Corano, la scelta di indossare il velo rientra nell’ambito della manifestazione del credo religioso”, comportando di fatto uno svantaggio per le donne che vorrebbero professare quella fede.

Vietare il velo non è discriminazione, anche per motivi di sicurezza

Insomma, il tribunale di Milano non ha vietato l’uso del velo ma ha semplicemente spiegato che il divieto non deve essere considerato una discriminazione. Un divieto che, casomai, deve essere giustificato da motivi di sicurezza nazionale soprattutto in un momento delicato come quello che l’Italia e l’Europa stanno affrontando. Ad ogni modo la sentenza del tribunale di Milano è in linea con la Corte di Strasburgo che, nel 2005, si era già espressa per un caso simile, ovvero quando diede l’ok alla rimozione del turbante per consentire i controlli in aeroporto nel caso “Full contro Francia”.