Nella Repubblica degli stage ritratta nell’ultima indagine Isfol si spiega come i giovani siano in grado di trovare più facilmente un secondo stage, piuttosto che un posto di lavoro.

Il Governo, da parte sua, ha deciso di combattere l’abuso di stage delle aziende con un decreto legge che ha destato qualche polemica. Sotto la lente d’ingrandimento c’è il giro di vite sugli stage che sembra penalizzare le aziende e i lavoratori in cerca di un’occupazione.

Il riferimento normativo è l’articolo 11 del Decreto Legge 138/2011 firmato durante l’estate.

Le aziende si sono ritrovate a non poter “elargire” stage come accadeva prima del 13 agosto e i lavoratori hanno visto diminuire i canali preferenziali per l’inserimento nelle aziende.

Per spiegare un po’ meglio il funzionamento di questa normativa è necessario leggere un chiarimento del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. In primo luogo si specifica che non è una norma retroattiva quindi gli stage avviati prima del 13 agosto seguono la normativa precedente.

Per tutti gli altri vale la regola seguente:

i tirocini formativi e di orientamento non curriculari non possono avere una durata superiore a sei mesi, proroghe comprese, e possono essere promossi unicamente a favore di neo-diplomati o neo-laureati entro e non oltre dodici mesi dal conseguimento dei relativo titolo di studio.

Non rientrano nel giro di vite i disoccupati, i lavoratori in mobilità e alcune altre categorie di lavoratori svantaggiati (disabili, invalidi fisici, tossicodipendenti, etc.).