Sono inquietanti le immagini diffuse dai carabinieri che mostrano come per 10 anni una donna sia stata violentata e schiavizzata dal suo compagno. La vittima è una 29enne di nazionalità romena che con il suo carceriere aveva avuto anche due figli, nati probabilmente dagli stupri subiti. Stando alle prime risultanze investigative, l’uomo – adesso arrestato – le avrebbe rotto la testa ricucendola poi con un filo da pesca. Le avrebbe fatto mangiare i suoi stessi escrementi e i cibi avariati, violentandola persino durante le gravidanze.

La famiglia, ovvero la donna e i due bimbi, vivevano in una baracca priva di luce e in condizioni pietose al punto che i militari sono stati costretti, prima di entrare, ad indossare mascherine. I letti erano in cartone, i secchi erano stati adibiti a servizi igienici. La donna era incatenata e addosso aveva soltanto una coperta, era sporca e denutrita. Accanto a lei la bambina, affamata e con una sola canottiera addosso.

La giovane vittima, in questi anni, non avrebbe avuto alcuna relazione sociale: non sarebbe mai uscita da quel “lager”. “In trent’anni di attività professionale non ho mai visto una cosa del genere” ha dichiarato il procuratore capo di Lamezia Salvatore Curcio. Ora la donna e i suoi bambini sono stati affidati ai servizi sociali e trasferiti in una località protetta.