Un uomo di 49 anni accusato di violenza sessuale su una collega è stato assolto dal tribunale di Torino in quanto la vittima, pur avendo manifestato la propria contrarietà all’atto, non avrebbe urlato e quindi “non ha tradito quella emotività che pur doveva suscitare in lei la violazione della sua persona”.

Il fatto dunque non sussiste e la donna, impiegata nella Croce Rossa come interinale, sarà anche costretta a rispondere di calunnia nei confronti dell’uomo che ha accusato.

La donna lavorava presso la sede della Croce Rossa di Torino dove l’imputato svolgeva il ruolo di commissario dei volontari: da parte sua quest’ultimo non ha mai negato di aver avuto rapporti intimi con la sua accusatrice, che però sarebbe stata consenziente.

La testimonianza della teste durante il processo era apparsa confusa e poco lucida al giudice. Forse perché già vittima di violenza durante l’infanzia, da parte del genitore, o forse a causa della grande distanza che la separava dagli eventi oggetto del tribunale, avvenuti sei anni prima.

Secondo i giudici che si sono occupati del caso la presunta vittima non avrebbe riferito sensazioni tipiche e gesti usuali nei casi di violenza sessuali quali “sporco, test di gravidanza, dolori in qualche parte del corpo”, ovvero “non sa spiegare in cosa consisteva questo malessere”, riferendosi alle sensazioni di disgusto provate durante il trasporto sulla barella del pronto soccorso.

A quanto pare la donna avrebbe continuato il turno dopo aver subito la violenza, senza sporgere immediatamente la denuncia del caso. Tutti dettagli che il sostituto procuratore Marco Sanini non aveva negato, ricordando però che non rendevano meno attendibile il racconto della donna.