Arriva una dura reprimenda nei confronti dell’Italia da parte della Corte europei dei diritti umani in merito a un caso di violenza sulle donne.

Al centro del dibattimento c’è infatti il caso di Andrei Talpis, moldavo di 48 anni, che il 26 novembre del 2016 fa uccise il figlio Ion di appena 19 anni, accoltellandolo a morte, e poi ferì seriamente la moglie Elisaveta, di 48.

A scatenare la rabbia dell’uomo la denuncia della moglie che aveva denunciato il marito, reo di comportamenti violenti per i quali erano intervenuti svariate volte anche i vicini. L’uomo è stato condannato all’ergastolo, ma i giudici di Strasburgo hanno decretato che la giustizia del nostro Paese non si è attivata con sufficiente prontezza per difendere madre e figlio, nonostante le prime denunce risalissero al 2012.

La donna non è stata protetta un maniera adeguata, afferma la Corte europea, in una sentenza per violenza domestica che diventerà definitiva fra tre mesi e nella quale si legge che “non agendo prontamente in seguito a una denuncia di violenza domestica fatta dalla donna, le autorità italiane hanno privato la denuncia di qualsiasi effetto creando una situazione di impunità che ha contribuito al ripetersi di atti di violenza, che alla fine hanno condotto al tentato omicidio della ricorrente e alla morte di suo figlio”.

La polizia si era limitata a constatare le percosse subite dalla donna, mentre una seconda volta era stato messo a verbale il porto d’armi abusivo del coltello con cui era stata minacciata. La terza volta il marito ubriaco venne portato in ospedale, ma proprio dopo essere uscito avvenne il delitto che avrebbe potuto essere evitato se fossero stati colti i segnali d’allarme lanciati da Elizaveta.

I giudici hanno rilevato le violazioni degli articoli 2 (diritto alla vita), 3 (divieto di trattamenti inumani e degradanti) e 14 (divieto di discriminazione) della convenzione europea dei diritti umani: pertanto l’Italia dovrà versare alla vittima 30 mila euro per danni morali e 10 mila per le spese legali.