La piaga delle violenze sessuali in India, dove ogni mezz’ora una donna viene stuprata, miete un’altra vittima, anzi due. Nella città di Dimapur, nel Nagaland, nord-est del paese, un uomo di 35 anni, Syed Farid Khan, un venditore di auto usate musulmano e di origine bengalese, è stato linciato da una smisurata folla di persone che lo accusavano di aver ripetutamente violentato una ragazza 20enne di Naga il 23 febbraio scorso.

Come racconta l’Hindustan Times, una protesta di massa è stata organizzata e portata avanti da un collettivo studentesco della città di Naga: il loro scopo era quello di ottenere dal consiglio municipale di Dimapur la revoca di tutte le licenze commerciali rilasciate a musulmani di lingua bengalese. Dopo il fallimento dei colloqui con le autorità, una massa di 90mila persone si è quindi diretta verso il carcere-fortezza di Dimapur, dove è quindi riuscita a fare irruzione e a prelevare dalla sua cella il 35enne. E a questo punto è iniziato il massacro.

L’uomo, racconta il quotidiano indiano, è stato completamente denudato e selvaggiamente picchiato, prima di essere trascinato verso la torre dell’orologio della città, 7 km più lontana, dove quella moltitudine ormai fuori controllo aveva pianificato un’impiccagione pubblica. Khan è morto durante il tragitto per le botte e le ferite inflittegli, ma la marmaglia ha comunque voluto proseguire il suo macabro corteo, trascinando il cadavere con una moto fino alla torre, per poi esporlo al pubblico ludibrio.

Fino a quel momento, data l’enorme disparità numerica, i poliziotti si erano guardati bene dall’intervenire per fermale la furia cieca della folla, e solo dopo l’esposizione del corpo hanno iniziato a lanciare fumogeni e lacrimogeni e a sparare colpi in aria per disperderla. Inevitabile, a quel punto, la tragedia nella tragedia nella tragedia: un manifestante di 25 anni, infatti, è stato raggiunto da due proiettili al petto ed è morto nella notte in ospedale.

La situazione non si è affatto normalizzata, anzi. La morte del ragazzo ha fatto sorgere il timore di nuove proteste e nell’area di Dimapur stanno arrivando esercito e corpi paramilitari, anche perché nel frattempo nel mirino ci è finita l’intera comunità di emigrati musulmani, con episodi già registrati di assalti e danneggiamenti ad abitazioni e negozi di loro proprietà. Non è la prima volta che nel Nagaland si scatenano periodi di odio etnico nei confronti della nutrita comunità islamico-bengalese.