Come al solito il mio benedetto articolo sulla “sensibilità dell’altro” deve essere posticipato. Per due ragioni: primo devo capire come strutturarlo al meglio, senza risultare patetica, monotona e inutilmente qualunquista. In secondo luogo “Le Iene” durante la messa in onda dell’ultima puntata mi hanno ispirata. Tra un servizio pseudo comico e vari drammi sociali, ad un certo si sono occupati di Vip. Vip in difficoltà. Vip finiti nel dimenticatoio. Alcuni nati da reality anche importanti. Altri piccole star di fiction e simili. Il tono era tra il serio ed il faceto.

Per un attimo, ho provato un moto di pietà per queste persone. Personaggi presi e buttati sotto i riflettori, presi e illusi. Presi e abituati alle luci della ribalta, alla gente che ti ferma per strada, che ti chiede l’autografo, una foto. Gente che per un anno della loro vita non ha conosciuto il problema delle bollette a fine mese. A quello ci si abitua in fretta.

Intanto la telecamera inquadrava un paio di attrici costrette a vendersi la macchina per tirare su due soldi. Un’altra protagonista di “Vivere” che vive con l’affitto di un appartamento di proprietà che affitta. Storie di quotidianità in realtà.

Quelli per cui mi è venuto un nodo allo stomaco erano i personaggi da reality finiti nel dimenticatoio. Un moto di pietà. Le vedevo dallo schermo: non hanno nulla di diverso dalle soubrette che ce l’hanno fatta. Nulla in meno. Quelle che sgambettano in televisione sono solo più fortunate. Si sono vendute meglio. Si sono ritrovate al posto giusto, nel momento giusto. Nessun talento in più. Solo più tempismo. Ma stesse gambe, stessa voglia di apparire. Stessa fame di attenzioni e occhi puntati addosso.

Guardavo le espressioni mortificate di queste giovani donne: la scritta “fallimento” negli occhi. “Cosa mi manca?” sembrava la domanda che gli martellava in testa.

Il servizio andava avanti: l’inviato ha fatto un’intervista alla soubrette mancata di turno. “Faccio  la vocalist” ha dichiarato la protagonista del servizio. “Il mio talento va visto dal vivo per scoprirlo”. Non ricordo come si chiamava. Era abbronzata. Era bella. Ma non ricordo come si chiamava. Fare la vocalist in Italia non vuol dire quasi nulla. Di fatto una vocalist è una specie di animatrice da discoteca. Nel migliore dei casi cantano. Normalmente cantano malissimo. Raramente cantano bene su basi house e dance. L’inviato l’ha seguita durante una serata in qui si esibiva come “vocalist” in un bel locale del sud Italia.

Non si è visto nemmeno un secondo in cui la signora si esibiva: causa locale non esattamente pieno lei non ha dovuto “intrattenere” il pubblico. Il pubblico a casa lasciato col fiato sospeso: ma davvero canta? Chissà come canta… Breve intervista a tre con il proprietario del locale che si affrettava a rassicurare la “Signorina extelevisiva” e l’inviato delle Iene (più l’inviato che la protagonista del servizio) che comunque la prestazione della nostra vocalist sarebbe stata , giustamente, retribuita.

La pietà mi è un po’ passata. Questo servizio televisivo porterà alla Signora di cui non ricordo il nome, ma solo l’avvenenza, altri piccoli lavori come vocalist. Probabilmente un qualche paio di migliaio di euro in un mesetto, nel migliore dei casi. Magari un paio di interviste in più.

L’ambizione di apparire oggi come oggi non basta più ad andare avanti. Le cosce strette ed il petto da competizione nemmeno. L’ambizione dovrebbe essere nutrita da qualche sentimento, da qualche idea che vada oltre il bere sensualmente champagne in discoteca. A meno che tu non stia girando un porno nessuno ti paga per succhiare bene il bordo di bicchiere.

Il servizio delle “Iene” intanto si è concluso. Ho girato canale, mi sono dimenticata dei protagonisti. In testa avevo l’immagine di queste donne. Per un attimo della loro vita hanno vissuto un sogno. Si è concluso per ora. Tristemente non riescono nemmeno a sognarne il seguito.

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