Non si ferma il percorso giudiziario al centro del quale vi è Virginia Raggi: la sindaca di Roma ha infatti da poco ricevuto il 415 bis, ovvero l’atto che introduce la richiesta di rinvio a giudizio dopo la chiusura delle indagini.

I reati per cui è accusata la politica del Movimento 5 Stelle sono quelli di falso e abuso d’ufficio nell’ambito delle nomine all’interno della sua amministrazione.

Nel primo caso si tratta della nomina di Salvatore Romeo quale capo della segreteria politica, mentre per il secondo il contesto è quello della nomina di Renato Marra, fratello di Raffaele al vertice del dipartimento Turismo del Campidoglio.

Il caso di Romeo portò alla scoperta del passaggio da uno stipendio di 39mila euro del funzionario come membro del Dipartimento Partecipate a un salario di 120mila euro, poi abbassato a 93mila dopo l’intervento dell’Authority anticorruzione. In questo contesto rientrano anche le tre polizze vite sottoscritte da Romeo in favore della Raggi, in teoria a sua insaputa, per un valore di 41mila euro.

Il reato di falso sarebbe invece ravvisabile nelle dichiarazioni mendaci offerte alla responsabile anticorruzione del Comune di Roma, Mariarosa Turchi, alla quale era stato riferito dalla sindaca di aver agito in autonomia: affermazione smentita dalla chat fra Raffaele Marra e Romeo, nella quale emerge che quest’ultima non era a conoscenza dei criteri di selezione dei curriculum.

In seguito alle indagini del procuratore Paolo Ielo e del pm Francesco Dall’Olio la procura ha chiesto l’archiviazione dell’indagine per abuso d’ufficio sia sulla nomina di Renato Marra che su quella dell’ex capo di gabinetto Carla Raineri, in quanto il fatto tecnicamente non sussisterebbe.

Uguale richiesta anche per l’ex assessore all’ambiente Paola Muraro, coinvolta nello scandalo degli impianti di trattamento meccanico biologico dei rifiuti (Tmb) di via di Rocca Cencia e di via Salaria. Rimangono però i capi di imputazione relativi ai reati ambientali.