Mentre la presidente della Liberia Ellen Sirleaf Johnson decretava lo stato di emergenza per l’epidemia di Ebola che ha colpito il paese, dopo gli Usa anche la Spagna rimpatria un suo cittadino colpito dal virus e in Arabia Saudita si è verificato il primo morto.

La presidente liberiana ha dichiarato in un discorso pubblico: “L’epidemia esige misure straordinarie per la sopravvivenza dello Stato. Il virus Ebola, le ramificazioni e le conseguenze della malattia costituiscono attualmente un turbamento per l’esistenza, la sicurezza e il benessere della Repubblica, rappresentando un pericolo chiaro e immediato”.

Sul fronte europeo invece arriverà oggi a Madrid un aereo militare con un team medico che avrà il compito di rimpatriare un missionario di 75 anni che ha contratto il virus in Liberia. Ad annunciare l’arrivo in Europa del primo contagiato il ministero della Difesa spagnolo. Il responsabile della Sanità, Vineusa ha spiegato che il missionario, Miguel Pajares, sarà condotto in un ospedale pronto a ospitare questo tipo di patologie: “la sicurezza è garantita”.

Il ministero della Salute dell’Arabia Saudita ha comunicato che un loro cittadino di rientro dalla Sierra Leone è morto di arresto cardiaco con sintomi riconducibili al virus.

Il ministro della salute italiana Beatrice Lorenzin alla Camera ha tranquillizzato tutti: “Non solo non c’è stato nessun caso di Ebola, ma ho chiamato stamattina il centro di Lampedusa e mi dicono che negli ultimi giorni non è stato verificato nessun caso di malattia neanche lieve. Non c’è nessun rischio di contagio in Italia, c’è un grave problema in Africa dovuto a condizioni igienico-sanitarie fuori da ogni criterio dei paesi occidentali”. Il ministro del governo Renzi ha aggiunto, “Noi abbiamo agito prima degli altri ma in modo silenzioso per evitare allarmismi, abbiamo allertato porti, aeroporti, compagnie aeree e tutti gli interessati che da mesi fanno check e controlli in chi arriva dalle zone interessate. Dal 21 giugno inoltre abbiamo iniziato a fare i controlli sanitari sui rifugiati direttamente in mare, e predisposto anche i sistemi per una eventuale quarantena in mare. Ritengo quindi di poter tranquillizzare la popolazione”.

Intanto continua a salire il bilancio delle vittime dell’epidemia: secondo i nuovi dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) i decessi sono stati, al 4 agosto scorso, 932 mentre sono 1.711 i casi accertati in quattro paesi africani (Guinea, Liberia, Sierra Leone e Nigeria).

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