La Boston University School of Medicine avrebbe individuato finalmente i primi marcatori del virus Ebola. Una scoperta straordinaria se si pensa che fino a questo momento non era possibile diagnosticare la malattia se non alla comparsa dei suoi primi sintomi, ossia quando l’infezione era già avvenuta.

In realtà gli studi sono stati compiuti su due malattie molto simili all’Ebola, causate dai virus Lassa e Marburg, entrambi responsabili di febbre emorragica (la stessa che può essere scatenata anche dal virus Ebola quindi).

I ricercatori sono arrivati a scovare questi marcatori studiando la reazione di alcuni geni, nel momento in cui il virus si sta instaurando all’interno del corpo, durante le prime fasi della malattia: in questo modo, per sapere se il soggetto ha contratto l’infezione, non si va a cercare direttamente il virus ma ad analizzare il comportamento dei geni, che muta. I ricercatori spiegano che dopo aver contratto il virus, alcuni geni “si attivano” mentre altri no.

Ovviamente si tratta di uno studio che si trova ancora nelle sue fasi iniziali e molto ancora dovrà essere fatto per capire esattamente quali sono i primi campanelli di allarme che possano permettere di diagnosticare il virus Ebola ancor prima che abbia iniziato a manifestare i suoi sintomi. La vera sfida sarebbe quella di riuscire a creare dei test in grado di essere utilizzati a scopo preventivo.

Come spiegano ancora i ricercatori: “Attualmente è possibile diagnosticare il virus Ebola servendosi di test del sangue. Questi però, non sono efficaci a livello preventivo, in quanto la malattia impiega circa 21 giorni per “confluire” nel sangue“. Ventuno giorni in cui il virus staziona comunque nel corpo, senza causare sintomi e che potrebbero essere preziosi per una diagnosi molto più veloce e preventiva.

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