Alla fine – difficile non pensare al fatto che si stanno avvicinando le elezioni regionali – gli uffici di presidenza di Camera e Senato hanno approvato la tessa delibera per abolire i vitalizi ai parlamentari condannati in via definitiva. Peccato che il testo finale preveda una serie di eccezioni che permetteranno a parte dei deputati e senatori che hanno avuto guai con la giustizia di mantenere il loro privilegio. Un altro aspetto da rilevare è che la maggioranza sul tema si è presentata in ordine sparso: quasi tutto il Pd vota sì, Alleanza Popolare – ovvero Ncd più Udc – non si presenta o non vota, e Svp a Palazzo Madama si astiene. E anche l’opposizione mostra tendenze molto diverse: FI abbandona i lavori, Sel da l’ok insieme a Lega e Fratelli d’Italia. Non vota il M5S perché è una “delibera farsa” che “salva la stragrande maggioranza dei politici condannati, tutti i loro amici di tangentopoli e colpisce solo una piccola cerchia“.

La delibera stabilisce che perde il beneficio del vitalizio il parlamentare che subisce una condanna definitiva a più di due anni per reati di mafia, terrorismo, contro la Pubblica Amministrazione – con l’eccezione dell’abuso d’ufficio -, e per tutti quelli che prevedono condanne non inferiori nel massimo a 6 anni – con una seconda e pesante eccezione rappresentata dal finanziamento illecito ai partiti. L’aspetto più controverso delle norme votate dagli uffici di presidenza è che la cessazione del vitalizio viene meno se il condannato in via definitiva si serva della riabilitazione, ovvero di quell’istituto dell’ordinamento penale che permette, dopo tre anni dalla cessazione della pena, di ottenere l’estinzione degli effetti penali della condanna e delle pene accessorie. È il caso, per esempio, di Marcello de Angelis, ex-direttore del Secolo d’Italia ed ex-deputato del Pdl, condannato a 5 anni per banda armata e associazione sovversiva come elemento di spicco del gruppo neofascista Terza Posizione, e che è stato in seguito riabilitato.

Chi perderà il vitalizio? Marcello Dell’Utri – condannato a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa -, Cesare Previti – condannato a 6 anni per corruzione in atti giudiziari -, Totò Cuffaro – condannato a 7 anni per favoreggiamento alla mafia -, Toni Negri – condannato a 12 anni per complicità con le Brigate Rosse -, Massimo Abbatangelo – condannato a 6 anni per detenzione di esplosivo – e Silvio Berlusconi che però potra chiedere la riabilitazione dal 2018.

Chi verrà invece salvato? Paolo Cirino Pomicino e Paolo Pillitteri – entrambi riabilitati e comunque Pomicino aveva scontato una pena inferiore ai due anni -, così come Enzo Carrà – condannato per false dichiarazioni sulle mazzette e Salvatore Sciascia, attuale parlamentare forzista che a fine legislatura potrà riscuotere l’assegno pensionistico perché già riabilitato. E poi Arnaldo Forlani, Giorgio La Malfa, Gianni De Michelis, Claudio Martelli. Dentro le maglie della delibera ne restano pochi.