Non sarà di sicuro una mossa molto popolare quella dell’ex ministro Enrico La Loggia, in quanto riguardante uno dei privilegi più contestati alla classica politica, quello dei vitalizi.

Il politico, che è stato ministro per gli Affari Regionali durante il governo di Silvio Berlusconi (nel periodo 2001 – 2006), dal 2013 è divenuto membro del Consiglio di presidenza della Corte dei conti e perciò nel 2014 la Camera ha provveduto ha bloccare l’assegno della pensione per il precedente incarico in quanto incompatibile con la nuova mansione.

E a La Loggia sono stati chiesti anche gli arretrati di un anno pari a circa 65mila euro, cosa che ha fatto infuriare il politico, il quale oggi ha provveduto a fare ricorso al Consiglio di giurisdizione della Camera dei deputati, deputato proprio a risolvere questioni di tal fatta.

L’assegna incriminato corrispondeva a circa 5mila euro netti al mese, mentre l’attuale stipendio ricevuto per il lavoro alla Corte dei Conti equivale a 6mila euro mensili.

Al Fatto Quotidiano La Loggia ha confidato che il suo ricorso si muove su un territorio legale piuttosto solido: “Il ricorso si basa su un elemento estremamente semplice: non esiste una normativa ad hoc che preveda l’incompatibilità fra il vitalizio e l’indennità che percepisco per il ruolo che ricopro attualmente. Secondo la Camera si può applicare al consiglio di presidenza della Corte dei Conti, ‘per analogia’, la normativa che riguarda il Consiglio superiore della magistratura (Csm) dove, al contrario, è impossibile il cumulo degli assegni. È una vicenda che va avanti da due anni, ma sono convinto di non essere in errore”.

L’ex ministro ha poi affermato che in caso di decisione negativa del giudice si atterrà a quanto stabilito, pur ritenendo sbagliato il provvedimento preso nei suoi confronti. A questo proposito si dovrà riunire il Consiglio di giurisdizione della Camera dei deputati, che avrà qualche giorno per decidere il verdetto.

Ma a quanto sembra – secondo le parole di uno dei membri, Tancredi Turco – c’è già in corso una proposta di legge che vorrebbe inserire le pensioni dei parlamentari all’interno di un sistema simile a quello utilizzato dall’Inps: al momento la norma è però bloccata in commissione.