Cesare Previti, Toni Negri, Giuseppe Astone, Giuseppe Del Barone, Luigi Farace e Luigi Sidoti: questi i nomi dei sei ex deputati ai quali l’Ufficio di presidenza di Montecitorio ha revocato il vitalizio in base a quanto deciso dalla Corte di Cassazione.

La misura punitiva è stata presa in base alla delibera apposita che venne approvata nel 2015, nella quale si stabiliva che per i deputati con condanne superiori ai due anni di reclusione per delitti non colposi sarebbe scattato l’annullamento del diritto al vitalizio.

La posizione di Previti e degli altri rimaneva però in sospeso, in quanto per le persone di più di 80 anni d’età viene eliminata di prassi l’iscrizione al casellario giudiziale, rendendo così difficile recuperare gli atti da esaminare.

Per questo l’iter è stato più lungo, dato che la Camera ha dovuto chiedere alla Corte di Cassazione le condanne – ampiamente conosciute, in realtà – custodite negli archivi. A opporsi al provvedimento odierno il vicepresidente della Camera Simone Baldelli di Forza Italia, non hanno votato Ferdinando Adornato e Raffaello Vignali di Ap e Gregorio Fontana di FI, (Ap), mentre si è astenuto Davide Caparini della Lega Nord.

In tutto il risparmio per lo Stato dovrebbe ammontare a circa 250mila euro l’anno: a Cesare Previti per esempio spettavano quasi 4mila euro al mese, nonostante la condanna per corruzione, mentre il latitante Toni Negri ne riceveva più di 3mila malgrado la condanna a 12 anni per associazione sovversiva.

A luglio il medesimo passo era stato compiuto per gli ex senatori Silvio Berlusconi, Marcello Dell’Utri, Vittorio Cecchi Gori, Pasquale Squitieri, Antonio Franco Girfatti, Vincenzo Inzerillo, Giorgio Moschetti e Franco Righetti.

Secondo il Corriere della Sera, però, questa sanzione potrebbe essere compromessa dalla possibilità della riabilitazione stabilita nel 2015 dalla Camere: il magistrato infatti, ritenendo avvenuto un ravvedimento nel condannato, può abolire tutte le pene accessorie, inclusa proprio la revoca del vitalizio.